Programma

Padova al Centro delle Scienze della Vita. La Salute del Futuro. Il Futuro nella Salute.

1. Istituzione del Prorettore di Medicina e valorizzazione della Scuola di Medicina come interlocutore, assieme ai dipartimenti e alle istituzioni della Sanità, nella elaborazione delle decisioni relative all’Area Medica.

 

2. Stimolare una formazione pre e post-laurea che accolga le necessità di salute di domani, che ottimizzi la rete formativa, che integri i saperi tradizionali con i nuovi know-how (medicina di precisione, predittiva, preventiva e partecipativa).

 

3. Un impegno vigile sul progetto del Nuovo Ospedale. Dovrà essere comprensivo e inclusivo delle finalità e funzioni della Scuola di Medicina, con tutte le discipline e strutture operative, cliniche e precliniche, necessarie ad affermare la triade inscindibile Ricerca-Didattica-Assistenza.

 

4. Polo della Salute di Padova: il Nuovo Ospedale e l’Area Giustinianea devono rappresentare una sinergia di strutture, unità operative e servizi che potenzino l’offerta di salute, didattica e ricerca, oltre che rappresentare una occasione unica per lo sviluppo economico cittadino. Un grande campus biomedico diffuso, collegato da un moderno sistema di trasporto che dia risposta alle necessità dei professionisti e dei cittadini e che risolva i problemi di viabilità.

 

5. Realizzare la Cittadella della Donna e del Bambino, nel contesto del Polo di via Giustiniani, iniziativa unica nel panorama italiano ed europeo.

 

6. Favorire l’integrazione di sapere tra l’Area Medica, l’Area di Scienze del Farmaco, di Psicologia e anche di Medicina Veterinaria, per agire non solo sul paziente, ma a tutto tondo sulla persona. Padova Città della Salute: ricerca, assistenza e didattica per il benessere di tutti i cittadini.

Non si può ignorare, in questa breve analisi, l’importanza che ha l’area sanitaria ed il rapporto con la Città di Padova e il suo territorio.

 

L’area medico-sanitaria rappresenta nelle maggiori università del mondo (Harvard, Oxford, Cambridge, ecc.) un’importante risorsa di sviluppo scientifico-tecnologico e un motore di sviluppo anche economico di tutta l’area di riferimento. A questo proposito si ricorda come nell’Università di Padova l’area medica veda al suo interno la presenza di oltre 450 docenti, divisi tra le varie fasce, con oltre 12.000 studenti suddivisi in circa 30 corsi di laurea triennale, 4 corsi di laurea a ciclo Unico, oltre 40 Scuole di Specializzazione, 26 Master di I e II livello di area sanitaria, 21 Corsi di Perfezionamento e 6 Scuole di Dottorato di Ricerca. Altrettanto importanti e vitali sono gli stretti rapporti con molti altri Dipartimenti e Corsi di Laurea universitari e la presenza strutturata in molti Ospedali della Regione Veneto.

 

Peraltro, è ben noto, e maggiormente evidenziato dalla Pandemia da COVID-19, come in Italia esista un problema generale legato alla Sanità, alla sua gestione e alla attribuzione di chi sia titolato alla formazione delle figure professionali che operano nel settore infermieri e tecnici, medici, specialisti).

 

Pur con i recenti successi legati alla Nuova convenzione Università-Regione, alla attivazione, peraltro non del tutto compiuta dell’Atto Aziendale e alle prime fasi della Progettazione e realizzazione del nuovo polo Materno-Infantile in area Giustinianea e del Polo Ospedaliero in area S. Lazzaro, non si può prescindere da alcuni punti fermi che devono essere ritenuti fondamentali e che devono guidare le scelte politiche e strategiche dei prossimi anni da parte dell’Ateneo.

Il futuro del Settore andrà programmato sulla base di alcuni Principi ed alcune linee generali di azione:

 

1) Il riconoscimento da parte del SSN del valore del patrimonio professionale universitario di medici e personale sanitario, tecnico e amministrativo e il principio che spetta all’Università rilasciare tutti i titoli a valore legale necessari per lo svolgimento delle attività in ambito sanitario (Medici, Specialisti e Professioni Sanitarie).

 

2) La consapevolezza che un Ospedale Universitario per essere funzionale a ricerca, didattica ed assistenza, deve avere una specifica differenziazione rispetto agli ospedali regionali sia in termini di gestione che di finanziamento.

 

3) Una visione fortemente condivisa del concetto di indissolubilità tra Didattica, Ricerca e Assistenza nella formazione delle nuove figure professionali sia nelle lauree triennali, che nelle lauree magistrali, che nel post-laurea.

 

4) Una didattica sia a livello dei corsi di Laurea che nei corsi di Specializzazione con caratteristiche dedicate e finalizzate ad una formazione in equilibrio tra formazione teorica e formazione pratica come richiesto da una Laurea Abilitante.

 

5) Una ricerca che sia indirizzata alla continua integrazione tra la componente della ricerca di base e biomedica e l’attività di ricerca e di assistenza in fase clinica. Perché questo si realizzi compiutamente dovrà essere dato impulso e piena attivazione al Centro di Ricerca Clinica e a nuove procedure per assicurare pronta e effettiva operatività ai progetti di ricerca.

 

6) L’esigenza di avere una Scuola Medica di riferimento, autonoma forte e ben consolidata, nella sua programmazione strategica e nel suo sviluppo a breve e a medio termine.

 

7) La realizzazione del nuovo assetto dell’Area Materno infantile secondo le linee dei progetti già approvati e ormai in vista della fase esecutiva.

 

8) La realizzazione del nuovo Polo della Salute con particolare attenzione alla prima fase (progetto di fattibilità e linee del progetto) dove dovranno trovare soluzione e concretezza le linee guida sviluppate dall’Ateno insieme alla Scuola di Medicina.

 

9) Una continua interazione tra la Scuola Medica e le altre Scuole di Scienza della Vita.

1.      Rappresentanza Istituzionale: è necessaria la presenza di un ProRettore di Medicina, scelto in condivisione con i rappresentanti dell’Area Medica, delegato dal Rettore nella gestione di tutte le problematiche relative all’Area e che dovrà lavorare in stretto coordinamento con il Presidente della Scuola di Medicina e il Direttore Scientifico, nel rispetto dei ruoli di ciascuno.

 

2.      Scuola di Medicina. Valorizzazione della Scuola di Medicina come interlocutore necessario che si affianca ai dipartimenti nella elaborazione delle decisioni relative all’Area Medica. Lo stesso ruolo deve assumere nei riguardi dei Consigli di Corso di Laurea e delle Scuole di Specializzazione per lo svolgimento delle attività tutoriali nella rete ospedaliera regionale.

 

3.      Formazione pre e post-laurea dedicata: Una particolare attenzione deve essere posta alle nuove sfide che si pongono per la didattica in questo settore.

Sia a livello pre-laurea che post va attentamente riconsiderato il rapporto con la rete formativa in modo di dare a tutti gli studenti, in medicina, delle professioni sanitarie e delle Scuole di Specializzazione una adeguata preparazione pratica e professionale nel rispetto dei rispettivi ruoli.

Va quindi sviluppato il ruolo dei Tutors, va implementata la competenza delle sedi delle reti formative e vanno tutelate le rispettive competenze.

 

4.      Campus Biomedico: deve essere ben chiaro che la Scuola di Medicina e i diversi organi accademici hanno, già a partire dal 2010, condiviso un Progetto che prevedeva sia un Modello Culturale che una diversa Gestione del Complesso Ospedale-Università. Per quanto riguarda il Modello Culturale, esso si basava sulla declinazione di Insiemi:

 

a)     Insieme di Discipline: per perseguire l’unitarietà del sapere della biomedicina attraverso l’integrazione delle scienze di base, della componente preclinica e clinica della medicina, e di tutte le altre componenti, finalisticamente volte alla tutela e al miglioramento della salute dell’individuo e della collettività.

b)     Insieme di funzioni: ovvero insieme della inscindibile triade di Funzioni raccolte in Didattica, Ricerca e Assistenza, ovvero in quell’insieme peculiare della Scuola di Medicina rispetto alla Sanità Ospedaliera.

c)      Insieme di Interazioni: la Scuola si deve trovare al centro di un sistema complesso ed è necessario che si confronti, collabori e interagisca con diversi e molteplici interlocutori (Ministeri, Regione, Azienda Ospedaliera, IRCCS, ASL) sempre nel rispetto delle specifiche competenze e ruoli.

Con queste premesse è stato elaborato a partire dal 2015 il progetto del Polo della Salute che sta entrando ora nella sua fase di progettazione e di realizzazione

Ciò premesso bisogna ora vigilare e far si che il NUOVO OSPEDALE sia comprensivo ed inclusivo delle finalità e delle funzioni della “Scuola di Medicina, inclusiva di discipline e strutture operative di tutti i settori scientifico-disciplinari, ovvero delle diverse aree, bio-mediche, cliniche ed interdisciplinari, e/o dei servizi proprie della Scuola e deve essere fortemente orientata alla corretta soddisfazione della inscindibile triade Didattica-Ricerca-Assistenza.

 

5.      Revisione dei Rapporti tra Scuola Medica ed Azienda Ospedaliera: il modello attuale è frutto della complessa e fondamentale revisione dei rapporti tra Università e Regione attuata attraverso la legge regionale di recepimento del Protocollo d’Intesa tra Università di Padova e Regione Veneto e la successiva approvazione del nuovo atto aziendale.

Tale complesso iter non è ancora concluso e deve essere seguito e monitorato nella sua completa e coerente applicazione ed in particolare va dato seguito alla corretta definizione e funzionamento dei seguenti punti:

 

a)     Il Comitato di indirizzo, paritetico tra Regione e Ateneo, che detti le linee strategiche e controlli l’attività della Direzione Strategica nel rispetto delle specificità della Scuola Medica.

b)    Il nuovo disegno della Direzione Strategica che veda la presenza, assieme ai Direttori Sanitario e Amministrativo, di una nuova figura di Direttore Scientifico con il compito della gestione della componente Scientifica della Azienda.

c)     La nuova impostazione del finanziamento della Azienda non più basato sulla quota capitaria (tipico della ASL territoriali) ma sulla rimborsabilità delle prestazioni eseguite sulla base dei DRG e senza tetto (Modello simile e applicato nella maggioranza delle Regioni Italiane).

d)    Una attenta rivalutazione del ruolo degli specializzandi a cui deve essere garantita una adeguata preparazione professionale al fine di poter affrontare le sfide del futuro, e una adeguata rappresentanza negli Organi Collegiali di Ateneo.

e)     Piena attivazione del Centro di Ricerca Clinica.

LA SALUTE DEL FUTURO. IL FUTURO NELLA SALUTE.

Il modello assistenziale elaborato nel documento di visione è “Patient-centered”, (https://www.medicinachirurgia.unipd.it/sites/medicinachirurgia.unipd.it/files/Il%20Polo%20della%20Salute%20di%20Padova%20Una%20nuova%20visione%20di%20medicina.pdf) quindi concentra sul paziente le azioni coordinate ed integrate dei vari professionisti che intervengono nelle varie fasi del processo di “cura della malattia” attraverso dei percorsi o “workflow” trasversali all’interno di aree omogenee per disciplina, sistema od organo.

Tuttavia, anche il tradizionale concetto di salute inteso come “cura della malattia”, si sta gradualmente trasformando per trasformarsi in un approccio più ampio, di tipo olistico di “mantenimento e tutela della salute”. Si tratta di un processo complesso, che deve coinvolgere in modo integrato tutti gli attori della salute a cominciare dal paziente che, negli anni, è diventato sempre più protagonista delle proprie scelte di salute, per le quali fa sempre più uso delle nuove tecnologie per modificare il proprio stile di vita o la terapia, condividendo una grande massa di dati con il proprio medico e le istituzioni. Grazie alla combinazione tra innovazione tecnologica, gestione dei big data, e partecipazione attiva dei pazienti, sarà possibile pianificare la medicina del futuro come medina delle 4P (Personalizzata, Predittiva, Preventiva e Partecipativa) con gli obiettivi di:

 

·         Fornire terapie efficaci ed efficienti

·         Ridurre l’incidenza della malattia

·         Costruire un sistema sanitario innovativo e in evoluzione continua.

 

È facile inoltre prevedere che nella costruzione della medicina delle 4P, un ruolo decisivo avrà la cosiddetta “Medicina di Precisione”.

La medicina di precisione è definita come “quell’insieme di trattamenti diretti ai bisogni di singoli pazienti sulla base di caratteristiche genetiche, fenotipiche, psicosociali che distinguono un dato paziente da altri pazienti che pure presentano quadri clinici simili”. In sostanza, la medicina di precisione risponde alla necessità di diagnosticare e trattare condizioni che, seppur appartenenti alla stessa classificazione di patologia, sono di natura eterogenea, con implicazioni cliniche di trattamento e di prognosi assolutamente diverse.

Questo è possibile soprattutto grazie alle recenti scoperte ottenute nell’ambito della genetica medica, che negli ultimi anni ha conosciuto una vera rivoluzione tecnologica attraverso le tecniche di Next Generation Sequencing e le indagini exomiche. Le conseguenze pratiche di queste nuove conoscenze sono potenzialmente enormi.

In particolare, sarà sempre più verosimile fare una diagnosi e stabilire un trattamento farmacologico sulla base di uno specifico profilo biologico e genetico del soggetto. E se in questo momento ciò è vero solo per alcune patologie, in futuro gli sviluppi di questo approccio saranno vastissimi e riguarderanno un numero sempre maggiore di condizioni cliniche.

La nuova frontiera sarà rappresentata dallo studio delle interazioni tra il genoma e l’ambiente, al quale concorre anche il microbiota, le cui modificazioni ci accompagnano nello stato di salute e di malattia. Anche le nuove tecniche di imaging, che pure non sono in genere considerate nel contesto della medicina di precisione, hanno conosciuto e conosceranno uno sviluppo tale da essere impiegate non solo nella diagnostica ma anche nella personalizzazione di trattamenti per diverse malattie.

Tutte queste informazioni rappresenteranno poi la base per l’applicazione del “machine learning” e del “deep learning”. Si tratta di sistemi, sia hardware che software, che non solo raccolgono, analizzano e archiviano in tempo reale una quantità enorme di dati e di immagini, ma che sono in grado di mettere in relazione tra loro queste informazioni, riconoscendone elementi comuni. Attraverso l’identificazione di tali pattern, questi metodi sono poi in grado di fornire un risultato, di ricavarne una conclusione e quindi di supportare le decisioni umane.

Infine, la rilevazione da remoto di parametri fisiologici e di biomarkers attraverso l’affermazione di sensori miniaturizzati e di sistemi sempre più avanzati di telemedicina, consentirà una valutazione dinamica dei quadri clinici rendendo più puntuale l’applicazione delle terapie e le valutazioni prognostiche.

  • In questa ottica va pensata anche una nuova interazione/integrazione tra la componente Medica della Scuola e la componente di area Scienze del Farmaco. Sviluppo e test di tecnologie e prodotti innovativi e loro trasferimento verso la validazione clinica e successivamente verso il territorio produttivo saranno un altro motore di come intendere Salute Globale terza missione e trasferimento tecnologico.

Le sfide poste da questo nuovo modo di fare medicina richiederanno lo sviluppo di capacità di utilizzo e di gestione dei dati molto elevate da parte degli operatori sanitari, che dovranno essere indirizzati a una formazione specifica ed affiancati da figure professionali dedicate tra le quali statistici, informatici e bioinformatici che consentano di collegare i dati clinici dei pazienti alle loro caratterizzazioni molecolari e profilazioni genomiche e di imaging.

Lo sviluppo e l’integrazione di tutte queste tecnologie dovrà essere quindi considerata nella pianificazione sia degli spazi assistenziali (con le relative grandi attrezzature di ricerca), sia dei percorsi didattico-formativi.

 

  • ONE HEALTH: Salute e benessere dell’animale = salute e benessere dell’uomo. La Scuola di Medicina dovrà intensificare i rapporti con la Medicina Veterinaria in un’ottica di One Health, concetto ormai universalmente accettato, in una logica di interfaccia uomo-animale-ambiente..

Non vi è alcun dubbio che la Salute dell’uomo dipende anche dalla salute degli animali che vivono sempre più a stretto contatto con l’uomo stesso e sono diventati un vero e proprio membro della famiglia. Ma gli animali sono importanti anche per la produzione di alimenti (latte, carne, uova, miele) destinati all’uomo.

Sia con la convivenza, sia con la contaminazione ambientale, sia attraverso i prodotti di origine animale il mondo animale può essere responsabile della trasmissione di malattie, le cosiddette zoonosi, come sembra essere ormai noto a tutti per la Pandemia da COVID-19.

Secondo dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) negli ultimi 10 anni più del 75% delle nuove malattie che hanno colpito l’uomo erano di provenienza animale e/o dovuti al consumo di prodotti di origine animale

La Medicina Veterinaria può mettersi al servizio della salute degli animali, dell’uomo e dell’ambiente migliorando il rapporto uomo-animale e il nuovo Polo della Salute può e deve rappresentare anche il punto d’incontro di ogni competenza abbia ricadute sulla Salute del Genere Umano.

 

  • Le lauree sanitarie del Dipartimento di Scienze del Farmaco sono parte integrante della preparazione universitaria alla professione del farmacista coniugata a quella di medici e infermieri (il ruolo clinico del farmacista).

L’educazione interprofessionale (IPE) è stata definita dal Center for the Advancement of Interprofessional Education (CAIPE) come “due o più professioni imparano l’una con l’altra per migliorare la collaborazione e la qualità dell’assistenza al paziente”. Finora, questo approccio è più sviluppato nei paesi avanzati come Canada, Stati Uniti, Australia e Regno Unito.

Tuttavia, la collaborazione interprofessionale migliora la cura del paziente, soprattutto per quei soggetti con condizioni complesse e/o croniche.

Dunque, l’identificazione degli elementi essenziali per un’efficace collaborazione interprofessionale nelle strutture di assistenza primaria può essere trovata e realizzata nel nuovo polo sanitario di Padova. La recente pandemia da Covid-19 ha inoltre cambiato il modo con cui si assistono i pazienti.

Diventa necessario e urgente, quindi, pensare a un nuovo ruolo dell’ospedale quale luogo di gestione delle urgenze ed eventi acuti, mentre la gestione delle cronicità dovrà passare gradualmente verso il territorio, coinvolgendo la medicina generale ma anche le farmacie territoriali come “farmacie dei servizi”, che possono essere la congiunzione tra le esigenze del medico ospedaliero, quelle del medico e quelle del paziente.

Infatti, i medici di famiglia e le farmacie territoriali possono assicurare una continuità assistenziale al paziente che non può recarsi fisicamente in ospedale o nel caso di piccoli paesi isolati in cui gli ospedali diventano difficili da raggiungere.

Bisogna quindi rafforzare sia il ruolo della medicina generale che le farmacie di comunità affinché nella gestione delle cronicità supportino in modo competente e preparato, la medicina ospedaliera.

 

Dispensazione di farmaci a domicilio e possibilità di prescrizione in caso di malattie croniche, affidate anche al farmacista, richiedono però competenze interdisciplinari che possono essere raggiunte primariamente con corsi interdisciplinari, tirocini e colloqui di confronto tra studenti di diverse provenienze (corsi di laurea in Medicina e chirurgia, Farmacia, Chimica e tecnologia farmaceutiche, Pharmaceutical Biotechnologies…) per una professione sanitaria più integrata dal punto di vista della diagnosi, scelta terapeutica, vie di somministrazione e dosi adeguate dei farmaci, della prevenzione di effetti avversi, dei meccanismi di tossicità dei farmaci e reazioni avverse ai farmaci (ADR) nell’uso clinico, comprendendo la scienza della farmacovigilanza e il suo ruolo nell’ambiente pre e post marketing dei prodotti farmaceutici.

 

Le professioni sanitarie così integrate serviranno anche a valutare criticamente i meccanismi di tossicità di una serie di composti a livello molecolare, cellulare e sistemico in termini di applicazione alla pratica clinica, caratterizzare la tossicologia clinica del sovradosaggio/uso improprio o esposizione accidentale e quindi valutare in ultima analisi la sicurezza del paziente.

 

  • Le scienze psicologiche possono fornire un rilevante contributo alla piena realizzazione del modello assistenziale centrato sul paziente.

Già ora la psicologia ospedaliera opera per migliorare la comunicazione tra sanitari e pazienti, per aumentare l’attenzione e sviluppare le competenze degli operatori relativamente agli aspetti relazionali ed emozionali, per sostenerli nelle condizioni di maggiore stress assistenziale e/o di compassion fatigue.  Fornisce, inoltre, ai pazienti che ne abbisognano consulenza, valutazioni diagnostiche, interventi psicoeducativi e psicologico-clinici.

Tutte queste attività potranno qualificarsi ulteriormente e svilupparsi, rinsaldando il rapporto con la Scienze Psicologiche e potenziando per questa via l’educazione interprofessionale.

Per quel che riguarda poi la medicina di precisione, la capacità di analizzare (e di intervenire su) le caratteristiche psicologiche e psicosociali di ciascun paziente, gli eventuali disagi emotivi e le carenze nella rete di sostegno, può completare il profilo genetico e biologico e consentire di prescrivere cure e promuovere cambiamenti negli stili di vita non solo personalizzati ed efficaci, ma anche realmente attuabili nel tempo.

Le scienze e le attività psicologiche risultano poi necessarie nell’assistenza ai pazienti con malattie croniche, invalidanti e con comorbilità, e concorrono ad assicurare per questi, la necessaria integrazione e continuità delle cure che si realizza nei luoghi di vita.

Nell’integrazione dell’assistenza ospedaliera con quella territoriale diventa centrale il rapporto non solo con la medicina di base (MMG e PLS) e le farmacie di comunità, ma anche con i servizi sociali e psicologici.

Tra questi vanno considerati i servizi riuniti nello SCUP, centro di Ateneo che già ora assiste tutti gli studenti e i dipendenti con bisogni psicologici ma che, attraverso l’accreditamento e il convenzionamento, potrà allargare la propria presenza sul territorio.

POLO DELLA SALUTE DI PADOVA – COMPLESSO DONNA E BAMBINO

Sposando appieno quanto indicato nel documento di Visione elaborato dall’Ateneo di Padova a supporto dell’accordo di programma firmato ancora il 23 aprile 2020 tra Regione, Università e Amministrazione Comunale per la realizzazione del Nuovo Polo della Salute,  si pensa al complesso Donna e Bambino come  una “stand alone zone … ossia  come una realtà di alta specialità esclusivamente dedicato alla donna e al bambino che valorizza oltre alla qualità dell’assistenza anche la medicina translazionale, la sperimentazione clinica e la diffusione dell’innovazione e acquisizioni scientifiche…” e che “si proporrà i non solo come principale struttura di cura della Donna e del Bambino per la Città e la Provincia di Padova, ma  hub per la Regione Veneto e punto di riferimento nazionale e internazionale per l’alta complessità assistenziale (…), l’innovazione terapeutica, la ricerca translazionale e la didattica …” .

Al fine esso” … si configurerà pertanto come uno dei centri di Eccellenza europei, inserito in una fitta rete di rapporti nazionali e internazionali. Strumentale a questo obiettivo è il configurare questo complesso come un Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico, al pari dei grandi Ospedali Pediatrici Italiani, quali primo fra tutti, l’Ospedale Bambino Gesù di Roma.

Idealmente come contributo dell’Ateneo alla valorizzazione della Città di Padova e quale segno della sua alta sensibilità nei confronti dei minori e della donna si opererà per far si che l’intera ala Est del Polo di via Giustiniani, da un punto di vista urbanistico ambientale ed architettonici globale, grazie anche alla valorizzazione dell’attiguo parco delle Mura, sia pensato come la Cittadella della Donna e del Bambino, quale elemento di prestigio, dall’alto significato etico e sociale, unico nel panorama Italiano e Europeo, della Città di Padova.

POLO DELLA SALUTE DI PADOVA – COMPLESSO S. LAZZARO

Un capitolo a parte merita il nuovo Ospedale di Padova, riguardo al quale è urgente la decisione definitiva sulle modalità di finanziamento e i tempi e i modi di realizzazione con il contributo di tutte le componenti interessate, e di concerto con la Regione Veneto.  (https://www.medicinachirurgia.unipd.it/sites/medicinachirurgia.unipd.it/files/Nuovo%20Ospedale%20%20Progetto%20S.pdf )

 

Vista la decisione condivisa con le Autorità Regionali riguardante lo sviluppo di un “Polo della Salute” basato su due ospedali (Area Giustinianea comprensiva dell’Area Materno-Infantile e area di S. Lazzaro), questa decisione può e deve diventare l’occasione, anche per la Città di Padova, per ripensare e ridisegnare tutta l’area urbana compresa tra via Giustiniani e S. Lazzaro, integrando le aeree di ricerca preclinica, biomedica e di base del Piovego e di via Venezia, ipotizzando una struttura di Campus che diventi motore dello sviluppo della Scuola di Medicina, di parte dell’Ateneo e di una parte rilevante del territorio cittadino.

 

L’obiettivo sarà quello di creare una sorta di laboratorio per sviluppare il benessere globale che dovrebbe non soltanto migliorare la cura del paziente ma soprattutto creare i presupposti per il miglioramento delle condizioni fisiche e psichiche della “persona” con conseguente positiva ricaduta su tutta la città di Padova in maniera da renderla attrattiva per la buona qualità di vita.

Nel documento di visione, prodotto dall’Ateneo, il Polo della Salute di Padova (PSP) è ideato come un Ospedale Universitario, quindi in grado di fornire assistenza, didattica-formazione e ricerca:

  • L’assistenza sarà basata su un approccio di tipo olistico e quindi organizzata per percorsi diagnostico-terapeutici per favorire l’integrazione delle diverse competenze medico-chirurgiche ed un ottimale impiego dei servizi e fortemente integrata con il sistema sanitario territoriale.
  • La didattica sarà basata su modelli di apprendimento che privilegino un approccio “problem solving” and “goal oriented” rispetto alle lezioni teoriche di tipo frontale.
  • La ricerca sarà basata su una stretta integrazione tra la ricerca di base e la ricerca traslazionale e la ricerca clinica per far avanzare la conoscenza nel campo della medicina, accelerando i tempi di traslazione dal laboratorio alla sperimentazione clinica e alla pratica clinica. L’attività di ricerca si baserà anche la capacità del PSP di interagire con l’Industria, facilitando innovazione e trasferimento tecnologico – attraverso spin-off su nuove terapie e nuova diagnostica – con il Sistema Sanitario Regionale attivando progetti di “Outcome research”.

Il PSP quindi coniugando le 3 funzioni di assistenza, didattica e ricerca, dovrà essere in grado non solo di assicurare un elevato livello di assistenza “all’interno” dell’ospedale ma anche di sviluppare le più moderne ed innovative soluzioni per assicurare la continuità assistenziale ospedale-territorio e stimolare sul territorio tutti i progetti di prevenzione delle malattie, in un’ottica imprescindibile di Public Health.

 

Il ruolo dell’ospedale nel PSP è stato concepito articolato su due poli strettamente connessi ed integrati: uno a San Lazzaro e uno nell’area Giustinianea. Presupposto fondamentale per la realizzazione del PSP su due poli è l’integrazione fra le strutture sanitarie che rimarranno nel Polo Giustinianeo e quelle del nuovo ospedale. Una interconnessione agile, veloce, fruibile durante l’intero arco delle 24 ore, con intervalli rapidissimi, è l’unico sistema per evitare di avere due distinti ospedali in competizione tra loro (con relativo raddoppio di reparti e costi) nella medesima città. In altre realtà territoriali, ove non si è potuta realizzare tale connettività, si è assistito alla nascita di una seconda struttura che ha finito col sostituire o duplicare l’esistente.

 

L’obiettivo è, invece, quello di ottenere un potenziamento sinergico attraverso una stretta integrazione funzionale dei due complessi per offrire alla città di Padova una REALTA’ SANITARIA INTEGRATA, che trovi nella zona di San Lazzaro i necessari spazi di sviluppo, e non di sostituzione.

Ne deriva che un’interconnessione ad alte prestazioni tipo “Personal Rapid Transit” (People Mover/metropolitana di superficie), come quella già ipotizzata nel documento del “Nuovo Polo della Salute di Padova (nPSP) rappresenti uno strumento indispensabile per il conseguimento di diversi obbiettivi strategici, peraltro irrinunciabili:

 

  • Passaggio fluido di personale e materiale sanitario, con enorme risparmio di tempo e di costi.

 

  • Trasporto rapido dei pazienti e dei professionisti, evitando la necessità di duplicazione delle strutture.

 

  • Realizzazione di un polo di emergenza che, pur mantenendo l’area di accoglimento in prossimità del centro urbano, permetta l’accesso rapido dei pazienti a tutte le strutture assistenziali del PSP.

 

  • Possibilità per il paziente di muoversi in autonomia con capacità di afferire alle realtà sanitarie di entrambe le aree, senza necessità di mobilizzare un proprio mezzo di trasporto.

 

  • Valorizzazione delle realtà alberghiere già presenti e disponibili, che rimarrebbero altamente fruibili anche per i pazienti/parenti afferenti alle strutture dell’area di S. Lazzaro.

 

  • Valorizzazione dell’area di via Giustiniani come polo didattico, permettendo agli studenti un passaggio rapido e funzionale dalle aule destinate alle forme di didattica tradizionale/frontale alle strutture sanitarie sede dei percorsi di tirocinio clinico.

 

  • Valorizzazione dell’area di via Giustiniani come polo scientifico – congressuale ad alta connettività con le strutture ospedaliere.

 

  • Facile collegamento dei pazienti e dei caregivers con la città senza il rischio di un loro confinamento nella sola area di San Lazzaro.

 

  • Risoluzione dell’annoso problema dei parcheggi dell’area di via Giustiniani, con la possibilità per i pazienti provenienti da fuori città di avvalersi dei nuovi parcheggi dell’area di S. Lazzaro anche per l’accesso alle strutture di via Giustiniani.

 

  • Realizzazione di un’opera iconica caratterizzante la città, a simbolo architettonico di ponte tra l’esistente e il nuovo, in un’area urbana con forti connotazioni di sviluppo.

 

Resta inteso che i principi fondamentali e generali per il polo di S. Lazzaro, relativi in particolare ad assistenza e didattica, andranno applicati anche a quello in area Giustinianea, che manterrà tutte le funzioni di rappresentanza del PSP, ivi compresi l’area per meeting e congressi, aule per le lezioni frontali, le Direzioni dei Dipartimenti di riferimento, e gli studi per “guest scientists”.

 

Questa nuova organizzazione permetterà inoltre un miglioramento nella didattica durante i Corsi di laurea sia nelle Magistrali che nelle Triennali (con nuove aule di studio e nuovi laboratori), ma soprattutto anche una più corretta programmazione/allocazione delle attività dei Medici in Formazione Specialistica che attualmente trovano spazi non adeguati alla loro attività didattica e di studio.