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Programma

Internazionalizzazione

Lo stato dell’internazionalizzazione dell’Ateneo patavino è ben descritto dal più recente documento del Nucleo di Valutazione (NdV) relativo al biennio 2018/2019 anche se in quella sede le tematiche dell’Internazionalizzazione non sono trattate in modo integrato, in quanto la didattica è trattata entro il capitolo 8 (L’Internazionalizzazione), mentre per il tema (qui centrale) delle collaborazioni e dei finanziamenti internazionali alla ricerca si rinvia, nel rapporto NdV, al capitolo 5 insieme alle altre fonti di finanziamento. Questo evidenzia, peraltro, una visione non unitaria delle azioni di internazionalizzazione, che nel futuro andrebbe superata.

Senza entrare in tutti i dettagli riportati dal NdV (per i quali si rimanda al relativo documento), l’immagine dello stato attuale dell’internazionalizzazione dell’Ateneo (al 2019) può essere riassunto come segue.

Per quanto concerne la didattica, sulla base delle indicazioni ANVUR, ed in particolare del sistema AVA (Autovalutazione – Valutazione periodica – Accreditamento), l’internazionalizzazione viene valutata in base ai seguenti parametri, definiti in base all’ Allegato E DM 6/2019):

Tra questi, il NdV prende sostanzialmente in considerazione solamente il terzo (iA12), riportato (in forme di valori assoluti e percentuali) nei grafici 53 e 54 (pag. 204), qui riportati per comodità del lettore. Come si può osservare, l’Ateneo patavino non si colloca male rispetto al “gruppo di raffronto” costituito dalle Università di Bari, Bologna, Firenze, Milano Statale, Napoli Federico II, Roma La Sapienza e Torino (largamente coincidente con i mega Atenei di cui alle analisi Censis – https://www.censis.it/formazione/la-classifica-censis-delle-universit%C3%A0-italiane-edizione-20202021/gli-atenei-statali, cui peraltro si farà riferimento qui nel seguito). Va comunque sottolineato come, quanto a valori di partenza, il nostro Ateneo non eccella rispetto ad altri (Bologna, Firenze, Milano Statale) ed il trend di crescita osservato a Padova sia del tutto paragonabile a quello degli altri Atenei di raffronto (sia quelli più performanti che quelli meno) facendo intuire come si tratti, ragionevolmente, di una evoluzione positiva guidata da fenomeni globali e sistemici e non da azioni interne all’Ateneo patavino.

 

 

La relazione del NdV evidenzia inoltre la sostanziale crescita di iscritti stranieri presso i corsi post-lauream a Padova (Tabella 90) ed una crescita del numero di corsi nell’offerta formativa in lingua inglese, espressa come numero di corsi offerti interamente in lingua veicolare (Tabella 92) che peraltro non sembra accompagnata da una proporzionale crescita degli studenti stranieri (di cui ai grafici 53 e 54 sopra riportati) che rimane invece molto più modesta.

Per quanto concerne l’internazionalizzazione della ricerca, come sopra accennato, la stessa relazione del NdV 2018/2019 riporta i dati nell’ambito del capitolo 5 (La ricerca). La sezione più esplicitamente dedicata ad attività internazionali è la sezione 5.1.4 “Fondi Europei ed Internazionali” per quanto parte dei fondi di origine europea (FSE, FESR, FEARS, INTERREG) siano listati anche (non in modo del tutto coerente) nella sezione 5.1.3 “Ricerca finanziata da altri enti nazionali”. In ogni caso, con riferimento al programma 2020 ed agli altri programmi di ricerca europei/internazionali, la più recente relazione NdV riporta la Tabella 63 qui acclusa dalla quale si evince la dimensione relativamente modesta dei finanziamenti, a fronte dei corrispondenti finanziamenti interni e dell’ammontare complessivo dell’FFO conferito all’Ateneo. Peraltro, dalla tabella non emerge un trend di qualche tipo, anche a conferma del fatto che, a parte alcuni specifici ambiti di finanziamento europeo (ERC, MSCA) non sia stata attivata in Ateneo una politica di incentivazione alla partecipazione in progetti europei di ampio spettro e respiro.

 

Il confronto, in termini di internazionalizzazione, tra l’Ateneo di Padova e le altre Università italiane può avvenire utilizzando i rapporti di fonti esterne, come ad esempio la “Classifica CENSIS delle Università Italiane” nella sua ultima edizione 2020/21 (reperibile all’indirizzo https://www.censis.it/formazione/la-classifica-censis-delle-universit%C3%A0-italiane-edizione-20202021/gli-atenei-statali).

In tale rapporto viene presentata un’articolata analisi del sistema universitario italiano basata sulla valutazione di diversi aspetti (strutture disponibili, servizi erogati, livello di internazionalizzazione, capacità di comunicazione 2.0 e occupabilità). L’edizione del 2020/21 è basata sui dati relativi all’aa 2018/19, ovvero interamente pre-Covid.

Per quanto riguarda l’internazionalizzazione, vengono considerati gli indicatori: (I1) iscritti stranieri/totale degli iscritti; (I2) studenti che hanno trascorso un periodo all’estero per studio o tirocinio/totale degli iscritti al netto degli immatricolati; (I3) studenti stranieri che hanno trascorso un periodo di studio presso l’ateneo/totale degli iscritti; (I4) spesa degli atenei e degli enti per il diritto allo studio a favore della mobilità internazionale degli studenti/totale degli iscritti al netto degli immatricolati; (I5) quota di corsi offerti in lingua inglese; (I6) quota di corsi di studio a doppia laurea o titolo congiunto (double degree). L’indicatore complessivo è ottenuto come media di questi indicatori normalizzati (si veda la nota metodologica https://www.censis.it/sites/default/files/downloads/classifica_universit%C3%A0_2020_nota_metodologica.pdf).

Il grafico seguente mostra l’andamento negli ultimi sei anni dell’indice di internazionalizzazione per l’Università di Padova confrontato con quello relativo: (a) a tutte le altre Università italiane; e (b) a quelle più vicine in termini di dimensioni e di vicinanza geografica.

L’andamento sembra sostanzialmente costante negli ultimi sei anni, con una leggera crescita osservata nei rapporti degli anni 2017 e 2018 che viene poi riassorbita negli anni successivi.

I grafici seguenti mostrano il tasso di crescita dell’indice di internazionalizzazione tra il 2015 e il 2020 (rapporto tra l’indice nel 2015 e nel 2020) per l’Università di Padova confrontata con la distribuzione osservata in tutti gli altri Atenei italiani. Il rapporto tra questi due indicatori è circa del 99% confermando che in sostanza non vi è stata alcuna modifica negli anni considerati.

 

 

Un discorso a parte merita il carattere internazionale che giustamente l’Ateneo vorrebbe dare alla sua didattica. In questo senso è utile uno sguardo ai ranking internazionali cui l’attuale rettorato ha dato grande risalto e rispetto ai quali si è dato un impegno per un sensibile miglioramento della performance di UNIPD.

Qui di seguito sono riportati: (a) l’andamento negli anni recenti del ranking QS (confrontato con alcune Università italiane) che mostra una stabile ma moderata ascesa di UNIPD dal 2017 ad oggi, ragionevolmente almeno in parte effetto di alcune politiche mirate; (b) la composizione del punteggio per UNIPD nell’ultima valutazione paragonata a quella degli altri Atenei italiani. Si tenga conto che l’Università numero uno nel ranking (MIT) praticamente raggiunge il punteggio pari a cento in tutti i criteri.

In ogni criterio è possibile raggiungere 100/100. Come si può osservare nel raffronto tra i due punteggi, ci sono alcuni campi in cui UNIPD è chiaramente carente: in particolare nel rapporto tra docenti e studenti (che però è un termine non controllabile in una situazione come quella italiana), e nei due punti relativi ai docenti e studenti internazionali. Anche la capacità di produrre laureati apprezzati dal mondo del lavoro (Employer reputation) potrebbe e dovrebbe essere migliorata e non poco. In questo senso una miglior capacità di seguire i nostri laureati nei primi anni della loro carriera (tipicamente 5 anni) sarebbe molto auspicabile.

Una efficace azione di Internazionalizzazione deve essere modulata tenendo conto delle specificità delle tre macro-aree dell’Ateneo e perseguendo strategie diverse, con obiettivi e strumenti differenziati in relazione alle aree geografiche di riferimento. I diversi ambiti di azione corrispondono da un lato all’insieme dei Paesi membri dell’Unione Europea (area 1) , dall’altro alle diverse regioni extra UE in cui si articola l’azione esterna della stessa Unione Europea (aree 2 e 3).

1) Unione Europea.
2) Regno Unito, Norvegia, Svizzera, Nord America, Oceania, Sud Est Asiatico, Asia Sinica.
3) Altri Paesi europei extra UE, Paesi MENA (Medio Oriente e Nord-Africa), Africa, Asia, America Latina.

 

Tali strategie devono tradursi in azioni specifiche alle singole aree geografiche, in materia tanto di ricerca e didattica avanzata, quanto di terza missione: portando necessariamente a rivisitare, per meglio strutturarla, l’azione complessiva di internazionalizzazione, con positive ricadute anche sull’organizzazione generale dell’Ateneo. L’internazionalizzazione è strettamente correlata alle attività di ricerca e di didattica (e parzialmente di terza missione), richiede una struttura operativa dedicata ed investimenti adeguati.

Azioni GENERALI

1. presenza di un Prorettore all’internazionalizzazione affiancato da tre delegati, uno per macroarea, per rispondere alle specificità proprie di ciascuna;

2. nei confronti dei partner europei ed internazionali dei Paesi delle aree 1 e 2, rafforzare i rapporti stabili e strutturati esistenti ed aumentarne il numero in modo da migliorare il ruolo e la visibilità di UNIPD;

3. con i Paesi dell’area 3, rafforzare i rapporti già stabiliti e costruire nuove relazioni di collaborazione per la ricerca e la didattica, affiancate ove opportuno da iniziative di cooperazione motivate e convincenti quanto ai risultati attesi;

4. ottimizzare l’efficienza e la professionalità degli organi dell’Ateneo dedicati al processo di internazionalizzazione che non deve più gravare in modo pressoché esclusivo, sul contributo volontario dei singoli docenti che lo promuovono. Per essere realmente efficaci, le iniziative di internazionalizzazione devono essere sostenute anche in termini di accoglienza e logistica investendo risorse tali da poter attrarre studenti e ricercatori stranieri provenienti da tutte le aree geografiche;

5. incentivare i docenti a partecipare in modo intenso ed efficace alla programmazione delle attività di ricerca nelle competenti sedi europee ed internazionali e valorizzare quelle già avviate in Europa (reti Europee di ricerca ed altro);

6. incentivare i docenti a stabilire rapporti di collaborazione internazionale con Università di elevato profilo;

7. promuovere l’organizzazione di congressi internazionali di alto profilo che possano elevare l’immagine di UNIPD;

8. consolidare la rappresentanza di UNIPD nei contesti internazionali extra EU più accreditati.

Area 1) Unione Europea;
Area 2) Regno Unito, Norvegia, Svizzera, Nord America, Oceania, Sud Est Asiatico, Asia Sinica.
Area 3) Altri Paesi europei extra UE, Paesi MENA (Medio Oriente e Nord-Africa), Africa, Asia, America Latina.

Principi e direzioni

Non esiste internazionalizzazione che non sia incardinata nella ricerca. E’ proprio la qualità della ricerca condotta da un Ateneo il motore primo dell’internazionalizzazione. Il successo di tale azione si misura in termini di domanda di servizi e di scambi da parte di Università ed enti di ricerca stranieri (Quali e quanti ricercatori stranieri vengono a lavorare nella nostra Università o richiedono le nostre specifiche competenze. Quali e quanti studenti stranieri si iscrivono da noi).

Tale processo, anche per ragioni giuridiche, si articola necessariamente in modo diverso nelle tre direzioni sopra individuate, ovvero nell’ambito dell’area 1,2, o 3.

AZIONI

    1. il primato di UNIPD è chiaramente riconosciuto in Italia, ma è urgente migliorare il ranking internazionale. Mai negli ultimi dieci anni UNIPD è rientrata nelle prime 200 Università al mondo (vedi per esempio QS e THE ranking e altri), al contrario del POLIMI, di UNIBO e della Sapienza, rispetto alle quali in ambito nazionale UNIPD si colloca sostanzialmente alla pari;
    2. abbiamo assoluto bisogno di valorizzare e rendere più efficaci e produttive le competenze riconosciute a livello internazionale già presenti in Ateneo, in modo da stimolare e facilitare la crescita di altre.

PRINCIPI E DIREZIONI

Per migliorare il posizionamento di UNIPD nella reputazione e nelle classifiche internazionali è necessario innanzitutto stabilire rapporti alla pari con i partner europei, dedicandovi le opportune risorse. E’ necessaria una maggiore presenza di UNIPD in Europa, rafforzando la sintonia dei programmi di UNIPD con quelli di ”Horizon Europe” (HEU, 2021-2027), che sarà facilitata dal fatto che il periodo di HEU coincide con il prossimo mandato rettorale. Sul piano della ricerca, è degna di nota la dinamicità scientifica e la capacità operativa che molti ricercatori di UNIPD hanno individualmente dimostrato in campo europeo, come testimoniano il numero e l’entità dei successi raggiunti in progetti e iniziative dell’Unione Europea. Valorizzando i risultati e l’esperienza acquisita, si deve fare in modo che tutti a Padova possano esprimere le loro potenzialità e anzi svilupparne altre per meglio inserire UNIPD all’interno dei tre pilastri (Pillars) previsti dal piano strategico di “Horizon Europe”.

AZIONI

    1. partecipare al Pillar I (“Eccellenza della ricerca”). Tale azione è cruciale per beneficiare in modo ancor più significativo delle azioni dei programmi della European Research Council (ERC), della Marie-Sklodowska (MSCA) e delle infrastrutture di ricerca. Si tratta di uno strumento importantissimo orientato verso la ricerca di base per la promozione dell’internazionalizzazione e dell’eccellenza della ricerca di UNIPD;
    2. individuare azioni mirate nell’ambito del Pillar II, che si articola in sei cluster che riguardano le “sfide globali e la competitività industriale europea”. Tale partecipazione è di fondamentale importanza per rendere l’Ateneo il volano ed il punto di riferimento per lo sviluppo economico e produttivo del territorio a livello internazionale.
    3. valorizzare la partecipazione di UNIPD al Pillar III, che riguarda gli investimenti per una “Europa dell’Innovazione”, promuovendo la partecipazione attiva ai programmi sia delle “flagship” che delle reti di ricerca europee. In tale ambito – che prevede programmi come l’“European Innovation Council” – UNIPD può e deve diventare artefice e guida per l’internazionalizzazione e lo sviluppo del territorio.

PRINCIPI E DIREZIONI

Si tratta, probabilmente, dell’ambito più complesso e impegnativo tra quelli qui considerati. La maggior parte delle Università ai vertici delle classifiche mondiali appartengono all’area 2. I dati fanno riflettere: ad esempio, nel ranking QS, le prime EU sono la TUM, Università Tecnica di Monaco di Baviera, al 50° posto e l’Université PSL di Parigi al 52° posto, che sono peraltro, agli estremi dello spettro delle discipline da tecniche a umanistiche. In ambito europeo extra EU invece, brillano alcune Università britanniche e svizzere. Costruire alleanze tra UNIPD e Atenei di Paesi quali, ad esempio, USA, UK, Svizzera, Canada, Giappone, Cina, Corea, Australia, Nuova Zelanda può risultare complesso, per ragioni prevalentemente economiche, organizzative e giuridiche. In alcuni Paesi, gli Atenei o i centri di ricerca sono di natura privata o, comunque, la loro gestione è fortemente condizionata da considerazioni economiche, più che culturali. In altri, la ricerca e la didattica non sono libere, ma fortemente condizionate dai rispettivi Governi. Al momento, le iniziative e le collaborazioni esistenti, con la sola eccezione cinese, sono demandate alla buona volontà ed alla intraprendenza dei singoli docenti. Consolidare le preesistenti collaborazioni ed attivarne di nuove richiede un salto di qualità: rafforzare tali cooperazioni significa rendere UNIPD non solo più solida e competitiva su scala globale, ma prima ancora strumento efficace per la crescita del Paese, in corrispondenza della propria funzione di Università pubblica.

Con azioni efficaci, UNIPD potrà esprimersi quale Ateneo di alto profilo internazionale, fino a divenire un modello apprezzato di laboratorio di ricerca e sviluppo, in linea con gli obiettivi di sostenibilità ambientale, economia circolare e green economy (indicati dall’Organizzazione delle Nazioni Unite fra i 17 fondamenti dell’azione “Sustainable Development Goals”).

UNIPD si deve trasformare in una entità che:

(a) formi quadri dirigenziali idonei ad affrontare efficacemente le sfide di una società sempre più globalizzata;

(b) aiuti le istituzioni pubbliche ed il sistema produttivo del territorio ad emergere e a prepararsi per tempo a scenari futuri estremamente incerti, che richiederanno alta professionalità e flessibilità.

Il PTA – che ha un ruolo strategico ed insostituibile in questo ambito – deve poter trovare motivazioni adeguate, e quindi essere valorizzato e potenziato.

AZIONI

    1. occorre definire il ruolo della nostra Università in questo ambito, per agire alla pari con gli interlocutori dell’area 2 nel pianificare strategie bilaterali, sostenibili e perseguibili;
    2. dovrà esservi, per ogni iniziativa intrapresa, una specifica analisi dei costi e dei benefici, che tenga conto anche del diverso contesto in cui UNIPD può trovarsi ad operare;
    3. bisogna perseguire azioni in sinergia con i ministeri competenti, con enti territoriali ed enti pubblici e privati;
    4. è urgente investire in risorse, grandi laboratori ed infrastrutture innovative, indispensabili se si vuole che UNIPD acquisti la posizione di centro di attrazione scientifica e culturale internazionale che merita, anche riorganizzando e potenziando il ruolo del PTA. Sarà necessario studiare, insieme a tutte le componenti, iniziative specifiche per migliorare la nostra capacità di accogliere ed adeguatamente ospitare a Padova persone (ricercatori di elevato profilo, studenti), attrarre investimenti provenienti da agenzie straniere e organizzare attività congiunte duali.

PRINCIPI E DIREZIONI

Un’azione efficace in questo ambito deve vedere UNIPD fra gli attori impegnati a contrastare i problemi globali che attualmente minacciano lo sviluppo equo ed armonico dell’Umanità. Occorre mettere in atto e potenziare azioni e strutture scientifico-tecnologiche ed umanistiche in grado di aiutare e stimolare la collaborazione con Paesi dell’area 3, senza condizionare la nostra azione al conseguimento di un vantaggio immediato. UNIPD ha dimostrato nel corso dei suoi otto secoli di storia una spiccata vocazione ad attivare, diffondere e mantenere vivi i processi di studio del sapere anche presso altri Paesi. Tale esperienza va mantenuta e rinvigorita, con obiettivi e metodi appropriati alla realtà delle diverse aree geografiche. In questa azione, ci si prefigge di consolidare l’immagine di UNIPD come punto di riferimento per lo sviluppo di altri Paesi. Andranno pertanto favoriti i rapporti di collaborazione con Università dell’Africa, dell’Asia e dell’America Latina. Considerando la posizione geografica di UNIPD, una particolare attenzione verrà dedicata alle azioni verso i paesi dell’EST Europa e del Mediterraneo in modo tale che UNIPD possa costituirsi un punto di riferimento per lo sviluppo scientifico-tecnologico e culturale delle regioni a noi più prossime.

AZIONI

    1. attirare finanziamenti Ministeriali, Europei o di ONG;
    2. garantire una efficiente preparazione del personale docente e tecnico amministrativo di UNIPD e rafforzare il loro coinvolgimento;
    3. predisporre strutture e laboratori in grado di espletare adeguatamente gli scambi previsti con tali Paesi.

Area 1) Unione Europea;
Area 2) Regno Unito, Norvegia, Svizzera, Nord America, Oceania, Sud Est Asiatico, Asia Sinica.
Area 3) Altri Paesi europei extra UE, Paesi MENA (Medio Oriente e Nord-Africa), Africa, Asia, America Latina.

PRINCIPI E DIREZIONI

L’effettivo riconoscimento internazionale di un Ateneo si ottiene sulla base della sua capacità di:

(a)      attrarre nei propri corsi di laurea studenti e studentesse provenienti da Paesi delle aree 1 e 2;

(b)     valorizzare e facilitare le attività dei docenti idonei ad erogare didattica in Atenei di Paesi delle aree 1 e 2 (erogazione di docenza all’esterno) per incrementare e consolidare tali azioni. Va sottolineato che l’ANVUR, nella valutazione degli Atenei, pone particolare attenzione alle attività relative a tali aree geografiche.

AZIONI

1.   promuovere l’internazionalizzazione nella formazione post-lauream, ossia nell’ambito di Dottorati di Ricerca, Scuole di Specializzazione e Master di 1° e 2° livello. Con riferimento alla formazione post-lauream, l’Ateneo dovrà incentivare la dimensione internazionale delle Scuole di Dottorato e promuovere la mobilità dei dottorandi, dedicando maggiori risorse a tali attività;

2.    differenziare l’azione internazionale della didattica in tre linee, ciascuna relativa alle aree 1, 2 o 3;

3.   potenziare la visibilità e la comunicazione riguardanti l’offerta formativa internazionale;

4.    sostenere la presenza della lingua veicolare, ove necessaria ed opportuna, all’interno dei corsi di laurea e di dottorato;

5.    creare un vero e proprio ambiente internazionale a Padova (“Internationalisation at home”): obiettivo è valorizzare la dimensione internazionale e interculturale ad ogni livello della vita universitaria, non solo nel curriculum formale degli studenti, ma in una prospettiva più generale di crescita attraverso la conoscenza reciproca.

Le azioni da intraprendere sono:

i)       privilegiare nell’offerta formativa la prospettiva internazionale, da proporre nei percorsi di studio in modo utile ad ogni studente, a prescindere dal fatto che passi del tempo all’estero o meno;

ii)     valorizzare in classe, ove possibile, la presenza di diversità culturali per promuovere un apprendimento inclusivo;

iii)   creare per gli studenti stranieri opportunità effettive e mirate di socializzazione, in modo da stimolare azioni di scambio e crescita culturale con altri studenti e personale dell’Ateneo;

iv)   coinvolgere nelle attività di internazionalizzazione tutto lo staff, non solo docenti e amministrativi “addetti ai lavori”: l’internazionalizzazione deve diventare un “abito mentale”, un elemento culturale permanente e diffuso in tutte le componenti dell’Ateneo;

v)      incentivare la mobilità virtuale: anche senza muoversi fisicamente lo studente può essere messo in grado di immergersi in contesti culturalmente diversi dal suo, per comprenderli e apprezzarli per crescere.

L’azione di UNIPD in ambito europeo va orientata ad intensificare i flussi bidirezionali di tutte le componenti vitali dell’ambiente accademico, ovvero: (a) studenti (della laurea triennale e magistrale), (b) studenti post-lauream (dottorandi e studenti di Master di 1° e 2° livello), (c) personale docente e tecnico e amministrativo.

 

Laurea triennale e magistrale

PRINCIPI E DIREZIONI

È necessaria una più accurata e capillare pianificazione ed organizzazione delle attività previste nell’ambito dei programmi “Erasmus plus Key Action 1” ed “Erasmus Mundus Master Degrees”, in modo da facilitare, in accordo con le diverse normative nazionali e gli accordi stabiliti, l’attivazione di corsi di laurea internazionali sempre più efficaci ed efficienti, così da aumentare l’offerta di titoli congiunti, doppi o multipli.

AZIONI

1.   rinforzare l’attività all’interno di programmi quali:

– “Erasmus plus for studies”, che permette di espletare mobilità in ingresso ed in uscita per durate da 3 a 12 mesi:

a) per ogni ciclo di studio;

b) per la frequenza di corsi ed esami;

c) per la preparazione della tesi di laurea;

d) per lo svolgimento di attività di tirocinio;

– “Erasmus plus Traineeship”, che consente allo studente di effettuare un tirocinio da 2 a 12 mesi presso un’azienda o un’organizzazione collocata in uno dei Paesi partecipanti al programma;

– “Erasmus Mundus Joint Master Degrees”, che permette allo studente di effettuare un periodo di studio in almeno due Università di due Paesi diversi conseguendo un titolo doppio o congiunto;

2.    strutturare attentamente gli accordi bilaterali con gli altri Atenei europei, attivando forme di coordinamento e di rete tra tutti i docenti che, nei diversi Dipartimenti di UNIPD e nell’ambito delle diverse aree disciplinari, sono attive in una dimensione internazionale;

3.   allocare fondi adeguati a sostenere la mobilità degli studenti;

4.   adeguare, per quanto possibile, le procedure burocratiche a standard di efficienza e flessibilità internazionali;

5.   predisporre e gestire un sistema di residenze e foresterie capaci di garantire una permanenza a Padova degli ospiti secondo standard adeguati.

 

Post-Lauream (Dottorato, Master di 1° e 2° livello)

PRINCIPI E DIREZIONI

Il Dottorato di Ricerca, il più elevato e prestigioso livello di formazione Universitaria, deve essere proiettato con maggiore decisione in una dimensione internazionale.
I Master di 1° & 2° livello sono di fondamentale importanza per lo sviluppo del territorio in termini di internazionalizzazione. Infatti, la qualità di tale azione è direttamente correlata all’efficacia e all’innovatività che il Master esercita nella formazione dei giovani in relazione alla globalizzazione del mercato del lavoro.

AZIONI

1.     rinforzare e strutturare in ambito europeo nuove reti di cooperazioni inter-Ateneo per collaborazioni scientifiche ed accademiche (quali ARQS, COIMBRA ed altre);

2.     sostenere adeguatamente le azioni, avvalendosi degli strumenti di finanziamento disponibili (ministeriali, regionali, industriali, fondazioni bancarie, etc.). Andranno colte tutte le opportunità presenti nel c.d. “Recovery Fund” poiché il Dottorato è anche un efficace strumento per consolidare l’interazione bidirezionale tra Università e tessuto socio-economico e per garantire un armonico sviluppo a livello europeo (tramite ERC, Marie Curie di sostegno a Dottorandi, “Erasmus plus”, “Principles for Innovative Doctoral Training” etc.);

3.     predisporre un’efficiente gestione amministrativa della logistica e degli aspetti tecnico-amministrativi dei flussi sia in ingresso, sia in uscita. È necessario assicurare un’adeguata accoglienza in ingresso e poi per tutta la durata del soggiorno, fino a seguire anche in uscita i nostri studenti;

4.     promuovere il titolo di “Doctor Europae”, che oggi a livello europeo è il quadro dirigenziale con il più elevato standard di internazionalizzazione e di qualità. Tale obiettivo è di fondamentale importanza per una efficace internazionalizzazione del territorio;

5.     inserire i Master all’interno dei processi di formazione previsti nei network europei ed extra-europei, promuovendo all’interno dei progetti internazionali tale mobilità;

6.     promuovere l’istituzione di “European Seasonal Schools” (Spring, Summer, Fall and Winter).

 

Personale Docente e Tecnico-Amministrativo

PRINCIPI E DIREZIONI

E’ indispensabile, nell’azione per la didattica, promuovere la mobilità del personale docente sia in ingresso che, ancor più, in uscita. Questa azione, cruciale per il riconoscimento del prestigio di UNIPD in Europa, oggi è poco frequente in Ateneo.

Nell’ambito dei programmi Erasmus plus è possibile promuovere anche attività di mobilità internazionale in ingresso e in uscita di personale tecnico e amministrativo.

AZIONI

1.     consolidare gli Accordi Europei (partnership);

2.     istituire o migliorare, per quanto possibile, i corsi di laurea in modo da incrementare i titoli congiunti, doppi o multipli erogati;

3.     incrementare ed ottimizzare l’utilizzo dei fondi necessari per la mobilità avvalendosi in modo più incisivo dei finanziamenti ministeriali, regionali, locali (Cariparo) ed Europei (Erasmus plus KA103, KA107, ed altri);

4.     promuovere le attività di coordinamento delle “European Seasonal Schools” (Spring, Summer, Fall and Winter);

5.     formare personale tecnico altamente specializzato e dedicato all’internazionalizzazione nei diversi settori.

PRINCIPI E DIREZIONI

Oltre all’orizzonte europeo, è necessario promuovere, in sinergia con MAECI, MUR e altre istituzioni, una fattiva didattica internazionale con i Paesi scientificamente e tecnologicamente più avanzati nel quadro dell’internazionalizzazione della ricerca (in particolare USA, UK, Svizzera, Canada, Giappone, Cina, Corea, Australia e Nuova Zelanda). In questo contesto, costruire corsi di Dottorato internazionali e corsi di lauree magistrali con titolo congiunto, doppio o multiplo non è semplice se si tiene conto delle importanti diversità amministrativo-gestionali che esistono fra UNIPD e questi possibili partner. All’interno di tutte queste attività è peraltro naturale inserire sia la didattica in ingresso, sia quella in uscita, incentivando lo scambio di docenti.

AZIONI

    1. avvalersi di strumenti come Erasmus Mundus Join Master Degrees (EMJMD) ed Erasmus plus key action 107, per incrementare e instaurare ulteriori partnership con Atenei extraeuropei;
    2. coinvolgere attivamente i docenti dell’Ateneo che meglio conoscono le realtà extraeuropee, valorizzando ed ufficializzando le loro attività allo scopo di facilitare il processo di interfacciamento delle attività di cooperazione;
    3. predisporre un apparato amministrativo opportunamente formato, efficiente ed adeguatamente motivato.

PRINCIPI E DIREZIONI

Nelle relazioni con partner di Paesi dell’area 3 l’obiettivo di realizzare la usuale collaborazione fra Atenei – come descritta per le aree 1 e 2 – sarà qualificato dall’impegno ulteriore a cooperare alla crescita di tali Paesi, dal punto di vista culturale, sociale, scientifico, tecnologico ed economico, in coordinamento con gli indirizzi dell’azione esterna dell’UE e del MAECI.

AZIONI

    1. oltre a realizzare tradizionali rapporti di scambio, predisporre un’accoglienza dedicata – anche su base individuale – a studenti e ricercatori provenienti da aree di crisi o rifugiati, rinnovando e rafforzando il ruolo dell’Ateneo nella tradizionale missione di tutela dei diritti umani, oltre che di sostegno a paesi economicamente, scientificamente e tecnologicamente meno avanzati; sostenere ed estendere le azioni legate alla rete internazionale Scholars at Risk (SAR);
    2. erogare didattica “in loco” da parte di docenti UNIPD, nell’ambito di programmi coerenti ed adeguati allo scopo;
    3. cogliere le opportunità economiche offerte dagli enti nazionali (AICS-Agenzia Italiana Cooperazione allo sviluppo, MAECI/DGCS, “Fondazione IHEA” – Italian Higher Education with Africa, e altri) ed internazionali (DEVCO E EACEA della KA2 di Erasmus+ ed altri), e dagli Istituti italiani di cultura all’estero.
3. ORGANIZZAZIONE OPERATIVA E LOGISTICA PER L’INTERNAZIONALIZZAZIONE

PRINCIPI E DIREZIONI

Le attività di internazionalizzazione relative alla ricerca, alla didattica e alla terza missione coinvolgono, nella loro complessità, una vasta parte dell’organizzazione dell’Ateneo, ed in questo senso l’internazionalizzazione rappresenta anche uno strumento di sviluppo dell’intera struttura verso modalità organizzative nuove, più efficienti e maggiormente in linea con le sfide della realtà globale contemporanea.

La diffusione capillare della lingua (o lingue) veicolare/i nell’ambito dell’Ateneo è fondamentale per il processo di internazionalizzazione e richiede anche un rafforzamento della funzione del Centro Linguistico di Ateneo (CLA), mediante assunzione di un maggiore numero di esperti linguistici e tramite maggiori investimenti, per fare fronte al crescente numero di scambi, sia in entrata sia in uscita, di studenti, personale docente, e personale tecnico-amministrativo. In questo contesto, il CLA deve diventare uno strumento strategico di supporto per gli studenti Erasmus in uscita e in ingresso, e per la generalità del personale docente e tecnico amministrativo.

AZIONI

    1. rafforzare l’Area Relazioni Internazionali (Global Engagement Office & Projects and Mobility Office), per sostenere i docenti in fase sia di preparazione, sia di gestione dei progetti europei ed extraeuropei a qualsiasi livello di internazionalizzazione, tenendo conto delle differenti sensibilità delle diverse aree scientifiche dell’Ateneo e dei diversi target di tali azioni;
    2. razionalizzare e consolidare altrettante strutture dedicate all’interno dei Dipartimenti per la gestione dell’internazionalizzazione in ambito europeo ed extraeuropeo a qualsiasi livello, che siano in grado di operare in stretto contatto con i docenti referenti dei progetti e con la relativa struttura di Ateneo, consentendo in tal modo uno sviluppo efficace dei progetti di internazionalizzazione;
    3. fare riferimento in modo stabile e strutturale ad Eurosportello Veneto, Ufficio Rete Enterprise Europe Network, rete ufficiale della Commissione Europea a sostegno delle imprese e dell’innovazione, al fine di assicurare: a) un costante ed efficiente monitoraggio delle prospettive di investimento EU, nei diversi settori di ricerca e dei “players” coinvolti in tali azioni; b) una sinergia significativa con gli uffici internazionali, di ricerca e di trasferimento tecnologico dell’Ateneo; c) uno stretto contatto con i rappresentanti regionali e ministeriali che agiscono nelle diverse aree d’intervento dell’internazionalizzazione; e d) azioni in accordo con gli uffici di altri enti, anche di altri paesi, in modo da promuovere fecondi rapporti collaborativi, tali da dare luogo a proposte e progetti coronati da successo;
    4. facilitare il personale docente nella azione di gestione e rafforzamento degli accordi quadro pre-esistenti e nella apertura di nuovi canali, snellendo e rendendo efficaci le procedure attuali;
    5. formare personale adeguato alla gestione in ingresso e uscita dell’intero periodo di durata della azione di Visiting Scholars e Professors, della logistica, dei viaggi, e delle problematiche legali associate ai permessi di soggiorno, di visto consolare e sanitarie. Tali incombenze non possono essere lasciate alla buona volontà dei singoli docenti che hanno contribuito ad attivare il processo di scambio, come oggi è prassi consolidata;
    6. rilanciare l’internazionalizzazione tenendo conto, di finanziamenti:
    • ministeriali, regionali, locali, pubblici e privati;
    • provenienti anche da progetti europei nell’ambito di “Horizon Europe”, “Erasmus Plus”, “Erasmus Mundus”, Agenzie Europee ed extraeuropee;
    • relativi alle azioni di mobilità sia in entrata sia in uscita pianificati in base a criteri di decoro e funzionalità;
    1. intensificare l’acquisizione delle “certificazioni delle competenze linguistiche” secondo lo standard del Quadro Comune Europeo di Riferimento per le lingue (QCER).