Programma

OBIETTIVO FUTURO: LA RICERCA NELL’UNIVERSITÀ DI PADOVA 2021 – 2027

Valutare lo stato della ricerca di un Ateneo, specie della dimensione, tradizione e valore di quello Patavino, equivale a valutare l’Ateneo nel suo complesso. Pertanto qui ci limiteremo a presentare ed analizzare, ove utile, alcuni aspetti fondamentali dell’attività di ricerca svolta a Padova, anche in relazione ad altre realtà nazionali ed internazionali.

 

L’Università di Padova (UNIPD) ha conseguito risultati brillanti nei due esercizi di valutazione della qualità della ricerca (VQR) finora effettuati (VQR 2004-2010 e VQR 2011-2014), entrambi relativi a periodi di gestione dei rettorati precedenti a quello in corso. I sedici rapporti di area e il rapporto finale ANVUR, pubblicati il 21 febbraio 2017, presentano una mappa completa della qualità della ricerca nel nostro paese riferita alle istituzioni (Università, enti di ricerca vigilati dal MIUR, enti di ricerca volontari e consorzi interuniversitari) e alle sotto-istituzioni (Dipartimenti) che le compongono. In questa valutazione UNIPD è emersa, in quanto a produttività e qualità della ricerca, come un’eccellenza assoluta tra i grandi Atenei nazionali. Tra questi, UNIPD colleziona sei primi posti (scienze fisiche, scienze mediche, scienze agrarie e veterinarie, ingegneria industriale e dell’informazione, scienze psicologiche, scienze economiche e statistiche), quattro secondi posti (scienze matematiche e informatiche, scienze della terra, scienze biologiche e ingegneria civile) e due terzi posti (scienze chimiche e scienze storiche, filosofiche e pedagogiche).

 

La VQR 2015-2019 è appena iniziata, ed i risultati non saranno noti prima del prossimo ciclo rettorale.

 

I due dati fondamentali sui quali ci soffermiamo sono:

 

    • Finanziamenti per la ricerca
    • Prodotti della ricerca

 

Queste sono peraltro le sezioni del capitolo 5 (Ricerca) del più recente documento del Nucleo di Valutazione (NdV) relativo al biennio 2018/2019, da cui si possono evincere interessanti indicazioni su stato ed evoluzione della ricerca di UNIPD negli ultimi anni. A queste componenti va aggiunta una necessaria attenzione per le

    • Infrastrutture di ricerca

La relazione del NdV distingue i finanziamenti sulla base della loro origine, ovvero (nella terminologia usata dal NdV):

    • ricerca finanziata dal bilancio universitario (fondi di Ateneo),
    • ricerca finanziata dal MIUR,
    • ricerca finanziata da altri enti nazionali,
    • ricerca finanziata da enti internazionali.

 

Finanziamenti da fondi di Ateneo

 

Va sottolineato come l’attuale governo dell’Ateneo abbia introdotto il BIRD, strumento utile nella responsabilizzazione dei Dipartimenti, se affiancato da un efficiente sistema di monitoraggio, di cui i PTSR e le schede SCRI-RD sono uno degli strumenti principali finora adottati. Si fa notare come, secondo la relazione del NdV 2018/2019 ben il 71.8% dei Dipartimenti ha avuto una valutazione massima (sostanziale raggiungimento degli obiettivi – pag. 140) del loro PTSR, percentuale che indica una possibile situazione di saturazione dell’indice quindi con scarsa capacità di discrimine e quindi poco efficaci nel motivare gli attori della ricerca. Appare indispensabile che le procedure di valutazione siano semplici, poco onerose, ma efficaci.

 

La distribuzione dei finanziamenti da fondi di Ateneo risulta, nel 2019, come segue:

    • iniziative gestite dai dipartimenti (BIRD 2019): 13.500.000 euro;
    • iniziative coordinate dall’Ateneo (Bando STARS@Unipd 2019): 7.000.000 euro;
    • iniziative coordinate dall’Ateneo (MSCA Seal of Excellence @UNIPD): 1.000.000 euro;
    • Bando Infrastrutture Immateriali di Ricerca (IIR): 600.000 euro;
    • finanziamento di progetti di ricerca congiunti con soggetti esterni (bando Uni-Impresa 2019): 500.000 euro.

 

Da questa suddivisione emerge con evidenza il notevole impegno finanziario (in percentuale) di iniziative specifiche, con particolare rilevanza per quelle mirate alla promozione dei giovani talenti (STARS e MSCA SoE), per una percentuale oltre il 35% complessivo (molto rilevante rispetto al totale dedicato ai BIRD, che non arriva al 60% del totale). È quindi interessante valutare se tale potenziale leva economica abbia raggiunto il suo esplicito scopo, ad esempio quello di incentivare i vincitori STARS a partecipare a bandi ERC. Come riportato dal NdV (Grafico 49 – relativo ai vincitori STARS 2017) “colpisce la percentuale elevata di coloro che, pur avendo partecipato al progetto di Ateneo, non hanno presentato domanda a un bando ERC”. Il 41% dei vincitori STARS starting ed il 59% dei vincitori STARS consolidator NON hanno neppure fatto domanda per una call ERC. Peraltro nessun vincitore STARS 2017 ha poi ottenuto un progetto ERC, mentre da informazioni ufficiose risulta un solo vincitore ERC Starting risulta tra gli STARS 2018. Va tenuto presente che programmi con questo obiettivo hanno bisogno di tempo per svilupparsi in modo adeguato, e probabilmente di una durata maggiore per ciascun progetto, oltre che di una struttura che segua i vincitori nell’intero processo.

A fronte di un investimento così rilevante sul totale complessivo, emerge come lo strumento vada valutato con attenzione, soprattutto dal punto di vista della sua efficacia finale. Va anche sottolineato che dal rapporto NdV 2018/2019 emerga come ben “il 26% dei vincitori, ad oggi, non risulta più avere una qualche forma di contratto con l’Università di Padova”. Sarebbe opportuno avere la possibilità di seguire la carriera dei vincitori STARS, anche nell’ottica di comprendere per quale motivo queste persone non sono rimaste a Padova, ma magari hanno trovato opportunità di carriera altrove anche grazie all’investimento STARS.

 

Il NdV esplicitamente afferma riguardo alle iniziative STARS e MSCA SoE come (p.149) “Il NdV esprime una valutazione molto positiva per l’ammontare delle risorse investite in nuove progettualità da parte dell’Ateneo. Ritiene, tuttavia, che alcuni meccanismi debbano essere rivisti al fine di migliorarne l’efficacia rispetto agli obiettivi delle varie linee di finanziamento (tipo di contratti offerti ai vincitori, finestre temporali di eleggibilità in relazione a quelle dei bandi europei). Raccomanda, inoltre, un continuo monitoraggio dei progetti e un’attenta valutazione dei risultati per ottimizzare l’utilizzo delle risorse investite.

 

Come ultima nota relativa all’investimento delle risorse di Ateneo, non si può non sottolineare il ridotto investimento (non solo nel 2019) nelle infrastrutture, soprattutto a fronte di altre spese (STARTS e MSCA SoE in particolare) pur essendo le infrastrutture una solida base su cui costruire reputazione, contatti e collaborazioni con il mondo accademico ed oltre. L’iniziativa WCRI può essere un punto di partenza interessante, ma i risultati del relativo bando non sono ancora disponibili.

 

Finanziamenti da MIUR

Il NdV offre una descrizione piuttosto sommaria, relativa soprattutto al numero di progetti PRIN 2017 finanziati ove l’Ateneo di Padova ha avuto un ruolo, ma non emerge evidenza del contributo finanziario. Del resto è purtroppo noto come tali progetti siano, nel loro complesso, un contributo ben misero al finanziamento della ricerca nazionale e, quindi, patavina.

 

Finanziamenti da altri enti nazionali

Per quanto listati sotto questo titolo, i fondi relativi sono

    • Fondo sociale europeo (FSE) – programma operativo regione Veneto;
    • Fondo europeo per lo sviluppo regionale (FESR);
    • Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR);
    • Cooperazione territoriale europea (CTE – INTERREG);
    • Progetti di eccellenza CARIPARO.

Da questa lista emerge come, pur attraverso canali spesso mediati da enti territoriali nazionali, l’origine dei fondi è di natura Europea. Complessivamente i finanziamenti da fonti EU riportati per UNIPD ammontano a circa 2 milioni di euro, per progetti pluriennali. Non si tratta quindi, al momento, di una fonte di finanziamento sostanziosa. I finanziamenti provenienti da fondazione CARIPARO appaiono invece più consistenti, per quasi 4 milioni di euro. Si tratta tuttavia di fondi i quali, pur competitivi nella loro struttura, sono indirizzati a beneficiari di un limitato ambito territoriale ove UNIPD è nel suo complesso ovviamente prevalente.

 

Ricerca finanziata da enti internazionali

Questo appare come il capitolo di finanziamento esterno più interessante, il cui ammontare è riassunto nella Tabella 63 della relazione del NdV.

La tabella riassume i finanziamenti complessivi, e comprensivi (presumibilmente) dei progetti ERC. Va anche fatto notare come, complessivamente, il numero totale di progetti ERC con UNIPD come Host Institution sia complessivamente modesto rispetto al contesto europeo (32 in tutto dall’inizio del programma, nel 2008), e pari a 16 starting grants (8 ancora attivi), 12 consolidator grants (7 ancora attivi), 3 advanced grants (nessuno attivo) e 1 proof of concepts (non attivo) – (https://www.unipd.it/en/erc-grants). Pertanto il relativo impatto economico pur essendo prestigioso, presenta chiari margini di miglioramento. Allo stesso modo, data la struttura della VQR, la presenza di singole eccellenze appare avere un effetto marginale, pur potendo, se ben calibrate e inserite nel tessuto della ricerca dell’Ateneo, agire da catalizzatore e da volano per risultati di altissimo rilievo. Anche il NdV peraltro rileva come “In relazione al ridotto numero di progetti ERC con l’Università di Padova come Host Institution, va osservato che il dato è in linea con la forte flessione di proposte ERC finanziate a livello nazionale” evidenziando un problema sistemico del Paese, cui Padova purtroppo non sfugge, e comune peraltro in tutti i settori di ricerca europea ed internazionale in generale. Questo stato di cose è ben evidenziato sia dalla Tabella 64 del rapporto NdV, che evidenzia la situazione italiana rispetto agli altri grandi Paesi europei, sia dalla Tabella 65 dove l’attrattività di UNIPD è confrontata con quella degli altri principali Atenei italiani. A quest’ultimo riguardo si noti come nel seguito la Tabella 65 originaria è stata modificata aggiungendo una colonna con normalizzazione di numero di progetto per docente di ciascun Ateneo.

Tabella 65 – Riepilogo dei progetti finanziati per le strutture universitarie italiane (incluse quelle di riferimento) al 17/02/2020 nell’ambito del programma quadro H2020 e ammontare complessivo dell’importo ottenuto
(modificata con l’aggiunta del numero di docenti e del numero medio di progetti per docente)

La relazione del NdV 2018/2019 illustra anche brevemente i risultati in termini di produzione scientifica. Esplicitamente, “per quanto alla categoria appartengano anche invenzioni e tesi di dottorato, per fare solo degli esempi”, la sezione del rapporto si focalizza sulle pubblicazioni scientifiche. I dati sono stati estratti dalla banca dati SCOPUS. Questo peraltro esclude implicitamente alcune categorie di prodotti della ricerca, specie della macro-area delle scienze umane, che sono valutati tramite peer-review nell’esercizio della VQR. Ciononostante i dati utilizzati dal NdV, e qui ulteriormente espansi, consentono di dare un’idea dei trend nel tempo delle pubblicazioni internazionali e della posizione a riguardo ricoperta dall’Ateneo Patavino.

 

Il Grafico 50 mostra il numero complessivo dei lavori scientifici pubblicati negli anni 2015-2019 – nel seguito ne è riportata una versione aggiornata che tiene conto anche del 2020. Si osserva un trend a crescere (quasi il 90% in più dal 2010 al 2020) che ha tutta l’evidenza di una crescita sistemica e non legata ad interventi specifici di uno specifico mandato rettorale. Inoltre, limitatamente agli anni 2018 e 2019 (come esaminato dal NdV), si vede come (Tabella 66 del rapporto NdV), rispetto agli Atenei di riferimento, Padova sia cresciuta meno degli altri, anche se la produzione pro-capite del 2018 e 2019 tiene Padova nella parte alta della coorte degli Atenei scelti a raffronto.

 

Grafico 50 – modificato con l’aggiunta degli anni dal 2010 al 2014 e del 2020. Numero di pubblicazioni negli ultimi undici anni aventi autori afferenti a UNIPD.

I grafici seguenti mostrano l’andamento temporale del numero di docenti e di documenti pubblicati presenti su Scopus per alcune grandi Università italiane, dove si vede che dal 2014 Padova e le altre grandi Università (con l’esclusione di Roma La Sapienza) hanno visto, dopo un calo negli anni precedenti, un aumento del numero di docenti, mentre i documenti sono in continua crescita per tutti gli Atenei – confermando l’ipotesi che si tratti di una tendenza sistemica nazionale (e probabilmente internazionale).

 

Anche il numero di documenti prodotti per docente (si vedano i grafici successivi) è in crescita per tutte le Università considerate con Padova, che peraltro nell’ultimo anno valutato (2020) perde il primato. Il secondo grafico presenta la percentuale relativa delle stesse quantità rispetto al 2016, da dove si evince che in percentuale il numero di documenti per docente di Padova sia purtroppo cresciuto leggermente meno degli altri grandi Atenei.

Un indicatore molto usato della qualità dei prodotti della ricerca è dato dal numero di citazioni ricevute dai diversi documenti. La banca dati InCities-Essential Science Indicators, collegata a Web of Science, fornisce indicazione nel numero di documenti e di citazioni presenti nella banca dati WoS.

Il grafico seguente mostra l’andamento della percentuale relativa di Documenti, Citazioni e Citazioni per documento rispetto alle medesime quantità nel periodo 2010-2014, assunto come base. A fianco il grafico con il confronto di numero medio di citazioni per documento nelle grandi Università considerate. Anche in questo caso si vede che, in termini di crescita relativa, Padova si colloca in una posizione centrale, seppure guadagnando posizioni intorno all’anno centrale 2015 rispetto ad una partenza più lenta rispetto agli Atenei di riferimento.

Un ultimo aspetto di interesse relativamente alla ricerca consiste nelle collaborazioni con altre istituzioni. La banca dati SciVal, collegata a Scopus, permette di identificare le realtà con cui i ricercatori di UNIPD hanno collaborato. La mappa seguente mostra la distribuzione spaziale delle collaborazioni.

I grafici seguenti mostrano le istituzioni con cui si sono osservate il maggior numero di collaborazioni. Ai primi posti spiccano altre realtà italiane (Università, CRN, INFN, …), insieme a realtà europee. Accanto vi è il grafico sul numero di autori di UNIPD che hanno collaborato con colleghi di altre istituzioni. I due andamenti sono del tutto analoghi.

Attualmente le infrastrutture di ricerca dell’Ateneo possono essere distinte in:

  1. Grandi installazioni”. Come per esempio: laboratori INFN di Legnaro; Consorzio RfX; Osservatori astronomici; grandi collezioni museali, archivistiche, librarie, etc.
  2. Infrastrutture distribuite”. Sono le IR interfacciate in modo unitario con gli utenti, ma possibilmente distribuite nelle strutture, come per esempio laboratori con grandi strumentazioni (per esempio CUGAS); bio-banche; IR per la sperimentazione clinica, la medicina traslazionale; osservatori ambientali; biblioteche.
  3. e-infrastructures” (IR virtuali). IR per supercalcolo, dati scientifici e banche dati.
  4. reti di integrazione”. IR costituite mediante accordi fra laboratori distribuiti in differenti strutture con lo scopo di fornire servizi su particolari tematiche sia a livello di Ateneo, che a livello Nazionale o Internazionale.

La ricerca costituisce il cuore pulsante di un Ateneo, che lo contraddistingue dalle altre istituzioni che si occupano di formazione. Dall’attività di ricerca discende la conoscenza approfondita ed aggiornata delle tematiche del sapere che poi i docenti sono tenuti a trasmettere ai discenti di qualunque livello (lauree triennali, lauree magistrali, Master di I e II livello, Specializzazione e Dottorato). Senza una ricerca di qualità in tutte le aree del sapere, ed a tutti i livelli della carriera accademica, un Ateneo resta monco, incapace di onorare la propria missione di diffusione capillare del sapere. Non bastano pochissimi attori della ricerca eccellenti a fare di un Ateneo la macchina che deve essere: è necessario avere la maggioranza degli attori della ricerca (e quindi della didattica) ad un livello di ricerca ottimale. Si deve quindi a puntare ad una eccellenza diffusa che si accompagni all’eccellenza individuale, necessariamente riservata a pochi.

 

Al fine di consolidare e potenzialmente migliorare la posizione di UNIPD nei ranking internazionali, va tenuto presente come l’eccellenza di una struttura composta da quasi 2700 unità di personale docente (tra professori ordinari e associati, e ricercatori universitari ed a tempo determinato) quasi 900 assegnisti, oltre 1300 dottorandi e oltre 1600 specializzandi in area medica (dati 2019 relazione del NdV) non dipenda da una minoranza di attori della ricerca di altissimo profilo, il cui numero risulta peraltro ancor oggi in Ateneo piuttosto modesto, ma dall’eccellenza generale misurata dall’ANVUR tramite i meccanismi della VQR.

 

D’altra parte, la capacità di un Ateneo di queste dimensioni di produrre ricerca di alta qualità internazionale, e di farlo in tutti i suoi molteplici ambiti, dipende in modo diretto dall’attrattività di fondi che tale ricerca sostengano, sia in termini di personale dedicato ai progetti, che di strumentazione ed infrastrutture. Va innanzitutto tenuta in debita considerazione la limitata disponibilità di fonti di finanziamento alla ricerca di livello nazionale: a titolo indicativo si tenga presente che il bando PRIN 2020 mette a disposizione complessivamente per tutte le aree di ricerca 179 milioni di euro, e fa seguito al bando precedente PRIN 2017 che ammontava a 391 milioni di euro complessivi, a far fronte ad una platea di beneficiari che include non solo i quasi 60000 docenti e ricercatori delle Università, ma anche tutti quelli degli enti di ricerca.

 

Data la situazione nazionale, è ragionevole quindi considerare come una larga parte delle attività di ricerca di UNIPD saranno attuabili in aderenza ad Horizon Europe, già lanciato come il futuro programma di investimenti dell’unione europea (2021-2027). Qui sotto si riportano i Pilastri dell’iniziativa: essi comprendono un amplissimo spettro di tematiche, da quelle di base (genericamente indicate come quelle dell’eccellenza scientifica – tipicamente incarnata dall’ERC – European Research Council) a quelle più applicate (indicate come “innovazione” piuttosto che ricerca, con la conseguente creazione dell’EIC – European Innovation Council), creando una inedita simmetria non precedentemente riscontrabile nell’Horizon 2020 (H2020) ovvero il precedente programma di ricerca europea (2014-2020). Inoltre il Recovery Fund post-Covid conterrà sicuramente anche per il nostro Paese importanti fonti di finanziamento alla ricerca e soprattutto all’innovazione.

Ai Ricercatori di UNIPD spetterà il compito di interpretare e definire in rapporto alle diverse aree disciplinari i temi portanti da realizzare nell’ottica di una sempre maggiore integrazione con lo spirito della Ricerca Europea. È essenziale che i principi e le azioni dell’Ateneo nel promuovere le attività di ricerca raggiungano individualmente ciascun attore della ricerca, ne individuino i meccanismi di motivazione e forniscano i mezzi necessari a condurre la propria attività, compreso lo sforzo di reperimento di fondi esterni.

Condurre al massimo livello della ricerca tutti gli ambiti del sapere.

UNIPD rappresenta una delle più importanti realtà di ricerca presenti a livello nazionale ed europeo. Tale posizione di rilievo si contraddistingue per la varietà dei settori impegnati in tutte le aree disciplinari – tecnico-scientifiche, medico-psicologiche, giuridiche, sociali, umanistiche e del territorio. Nella prospettiva 2021-2027 si dovranno approntare tutti gli strumenti atti a consentire ad ogni settore di ricerca il perseguimento dello standard massimo di qualità riconosciuto a livello nazionale e internazionale. Si tratta di mantenere, diffondere e premiare il valore di eccellenza già raggiunto in molti ambiti da UNIPD, ampliando il conseguimento dei risultati migliori in un’ottica di crescita dell’intera comunità accademica.

 

Garantire l’Universalità della ricerca.

Le differenti condizioni di accesso ai finanziamenti e altre difficoltà di natura strutturale possono rappresentare un ostacolo allo sviluppo omogeneo dell’attività di ricerca nei diversi ambiti e per singoli gruppi o ricercatori. Vanno attuate misure che garantiscano una reale possibilità di impegno in ogni settore rappresentato in UNIPD in modo che tutti possano fare la migliore ricerca. Alcuni settori “di nicchia” rappresentano un valore aggiunto del sapere, e devono essere preservati e sostenuti per la loro unicità e le loro ricadute sul nostro territorio.

 

Stabilire una sinergia tra governo dell’Ateneo e dipartimenti nella determinazione delle politiche di ricerca.

Tutti i principi fin qui delineati dovranno trovare applicazione secondo protocolli di più efficace convergenza tra l’Ateneo e i Dipartimenti, e fra i Dipartimenti stessi, non solo per quanto attiene alla gestione delle risorse, ma anche nella definizione delle linee guida e degli obiettivi da raggiungere. In questo senso il Tavolo della Ricerca, composto dai Delegati alla Ricerca di tutti i Dipartimenti, avrà due ruoli essenziali. Il primo ruolo è quello, fondamentale, di condivisione delle esperienze di programmazione e valutazione della ricerca che viene attuata all’interno dei singoli Dipartimenti incentivando di conseguenza lo scambio di pratiche virtuose fra i diversi Dipartimenti. Il secondo ruolo è quello di coinvolgere più attivamente i Dipartimenti nelle politiche di Ateneo sulla Ricerca, esprimendo un parere sulle azioni messe in atto (Stars, World Class Infrastructure, Marathon).

 

Sviluppare una ricerca multidisciplinare.

Al pari della varietà, e proprio grazie a questa, UNIPD esprime un elevato potenziale di sviluppo della ricerca multidisciplinare, che dovrà essere incoraggiata favorendo le occasioni d’incontro tra i saperi. Nella prospettiva 2021-2027 l’interconnessione tra aree dovrà orientarsi nella dimensione di costruire reti e in vista della sempre più efficace collaborazione tra singoli, gruppi e dipartimenti nel perseguimento di obiettivi condivisi e di sistema. In tale direzione, e con maggior forza rispetto a tutti i programmi precedenti si sta del resto muovendo la grande prospettiva europea globale di Next Generation EU che, di fronte al carattere planetario dell’attuale crisi, ha definitivamente assunto il carattere di una vera e propria chiamata di tutte le discipline alla soluzione di problemi sistemici e di elevata complessità.

 

Dare attenzione alle persone, alle loro competenze ed alla loro motivazione

L’attività di ricerca, specie in ambito universitario, ha le sue basi primarie sulla libera iniziativa individuale. Pertanto ogni azione di motivazione, che abbia obiettivi generali, va declinata in modo da raggiungere ciascun attore della ricerca in modo individuale – in tal modo diventando uno strumento accogliente e motivante allo stesso tempo. In questo senso va anche curata in modo specifico la motivazione, la formazione e l’organizzazione del personale tecnico ed amministrativo, informatico e bibliotecario, pilastri fondamentali di una istituzione di ricerca.

 

Valorizzare i giovani ricercatori

La valorizzazione degli attori della ricerca nella fase iniziale della loro carriera è un punto fondamentale che qualunque politica di ricerca deve porre in cima alle priorità. I giovani ricercatori sono i più motivati, freschi e produttivi, e vanno messi nella condizione di generare probabilmente i migliori risultati della loro carriera nella fascia di età che arriva fino ai 40 anni. In questo senso va loro offerta una chiara prospettiva di vita a fronte del loro impegno, e la libertà economica e organizzativa necessaria a liberare le loro potenzialità di attori indipendenti della ricerca.

 

Potenziare l’attrattività di risorse per una ricerca internazionale.

UNIPD ha già dimostrato di poter competere al massimo livello della ricerca internazionale. Tale propensione può essere ulteriormente potenziata sia nella direzione dell’incremento della capacità di attrarre fondi sia in quello dell’inserimento di ricercatori di riconosciuto valore finanziati in bandi internazionali, continuando in modo bilanciato un reclutamento esterno di competenze. A questo fine va tenuta presente la necessità di mettere a frutto la disponibilità finanziaria dell’Ateneo in modo che questa possa agire da leva (e motivazione) per accrescere la capacità di attrarre fondi dall’esterno, con azioni mirate su tutti gli attori della ricerca e sulla struttura amministrativa.

 

Per quanto riguarda la tipologia dei finanziamenti esterni, questi, al di là (ovviamente) del Fondo di Finanziamento Ordinario (FFO) ministeriale sono primariamente:

    • Finanziamenti europei, articolati in molte forme diverse, su bandi competitivi
    • Finanziamenti internazionali di altra provenienza (p.es. US DOE, US DOD, etc.)
    • Finanziamenti nazionali (p.es. MUR/PRIN) o provenienti di accordi bilaterali (p.es. MAECI) su bandi competitivi
    • Finanziamenti regionali (p.es. reti R.I.R. – reti innovative regionali, P.S.R. – programma di sviluppo rurale, etc)
    • Finanziamenti tramite convenzioni di ricerca o di natura commerciale, soprattutto nelle aree delle scienze applicate.

 

Stabilire una sinergia tra le dimensioni di ricerca, internazionalizzazione e didattica.

Va stabilita una relazione strutturale tra le azioni di Ricerca, Internazionalizzazione e Didattica con lo scopo di creare un effetto di convergenza e mutuo richiamo, nella direzione di assicurare continuità, amplificazione e divulgazione dei risultati finali.

 

Potenziare le infrastrutture di ricerca.

Le infrastrutture di ricerca sono una componente fondamentale dell’impegno dell’Ateneo per mantenere la ricerca ad un livello di competizione nazionale ed internazionale adeguato. Si deve trattare, quindi, del risultato di scelte strategiche e ben motivate, che devono trovare un giusto equilibrio tra indicazioni dal basso (bottom-up), da parte di singoli gruppi di ricerca anche organizzati tra loro, e di direttive dall’alto (top-down).

Si andrà a completare la riqualificazione, il potenziamento e l’interconnessione tra i luoghi e gli spazi – anche virtuali – della ricerca di Ateneo. Laboratori, Biblioteche, Musei e Archivi dovranno costituirsi come snodi aperti di una rete distribuita di centri di azione capaci di rapportarsi tra loro e con l’esterno. In tale orizzonte dovrà essere promossa una politica di massima acquisizione di strumentazione scientifica, piattaforme tecnologiche e infrastrutture digitali in tutte le aree di ricerca, attuando una politica di universalizzazione, semplificazione e facilità di accesso nella gestione. Questo, insieme ad altre azioni, deve portare alla creazione di spazi di incontro e condivisione tra il mondo della ricerca ed il territorio.

 

I futuri obiettivi riguardanti le infrastrutture di ricerca saranno:

  1. favorire l’istituzione di nuove “Infrastrutture distribuite” d’avanguardia;
  2. identificare, consolidare e promuovere nell’ambito delle IR:
    • la qualità scientifica;
    • la qualità tecnologica;
    • la qualità manageriale;
    • la visibilità nel contesto locale, nazionale, europeo e internazionale;
    • un accesso ampio e diffuso.

 

Valorizzare e potenziare le strutture amministrative.

Il raggiungimento dei migliori risultati in termini di ricerca passa attraverso il coinvolgimento e la motivazione delle strutture amministrative e del personale tecnico, informatico e bibliotecario per rendere queste strutture parte integrante delle attività e dei risultati. In questo modo, peraltro, funzionano le migliori strutture di ricerca a livello internazionale. Tra i compiti che le strutture centrali devono svolgere in simbiosi con i Dipartimenti è l’individuazione in modo centralizzato delle possibilità di finanziamento esterno. Un altro ruolo chiave è quello di supportare la gestione e rendicontazione delle attività di ricerca finanziate dall’esterno, sia su bandi competitivi che in termini di conto terzi (in termini di computo dei costi, dei mesi persona, dell’ammortamento delle infrastrutture, etc.).

 

Programmare e monitorare la ricerca.

Ai fini della distribuzione delle risorse di finanziamento interne, della preparazione delle VQR, dello stimolo alla ricerca delle risorse esterne è necessario un adeguato sistema di programmazione e monitoraggio di Ateneo sulla performance generale e sull’uso delle risorse di finanziamento interno. Tale azione andrà sviluppata e armonizzata insieme nei diversi passaggi da tre organi: la Commissione Scientifica di Ateneo (elettiva), il Presidio della Qualità della Ricerca (di nomina rettorale) e il Tavolo della Ricerca (formato dai delegati alla ricerca di tutti i Dipartimenti). In questo senso lo strumento dei PTSR e delle SCRI-RD va consolidato e reso un autentico mezzo di comunicazione di attese e risultati tra il governo dell’Ateneo ed il singolo attore della ricerca. In ogni monitoraggio i criteri di valutazione vanno definiti a priori, in modo da contenere in sé la visione strategica verso cui indirizzare la ricerca di Ateneo, ed in modo da consentire ai singoli una chiara auto-valutazione e correzione in itinere.

AZIONI

La realizzazione dei principi qui sopra enunciati richiede l’utilizzo di adeguati strumenti di intervento legati a diversi aspetti: strutture organizzative, personale, finanziamenti, infrastrutture. Gli specifici dettagli verranno illustrati nel seguito di questo documento.

Un Ateneo agile ed efficiente per la realizzazione della Ricerca necessita di strutture organizzative semplici, efficaci e con ruoli ben distinti tra loro.

 

(1) Verrà istituito un Prorettore alla Ricerca affiancato da un delegato per ciascuna Macro-area.

 

(2) Verrà istituito un Tavolo della Ricerca, composto dai Delegati alla Ricerca di tutti i Dipartimenti, con una funzione di condivisione delle esperienze fra Dipartimenti e di confronto con il Prorettore alla ricerca ed i delegati delle tre macro-aree sulle iniziative in corso e future. Questo avverrà attraverso riunioni periodiche (che potranno coinvolgere, ove ritenuto opportuno, anche la CPQR e la CSA) durante le quali i Delegati alla Ricerca di ogni Dipartimento potranno presentare i loro programmi di sviluppo (PTSR), le azioni messe in atto, le pratiche di valutazione adottate (sui singoli prodotti e sui singoli progetti), le modalità di redazione delle SCRI-RD. Il Tavolo, sostenendo la libertà individuale dei ricercatori, avrà il compito di censire, individuare, mettere a sistema e monitorare le competenze e le capacità presenti in UNIPD, favorendo al contempo la creazione di reti e di competenze tematiche interdisciplinari. Questo Tavolo consentirà di condividere le più efficaci pratiche di gestione della ricerca a livello dipartimentale, e di far emergere istanze comuni da portare all’attenzione del governo dell’Ateneo, di coordinamento per la realizzazione di progetti nazionali e internazionali, interdisciplinari e intersettoriali. Il Tavolo avrà una funzione consultiva e di luogo di scambio delle informazioni.

 

(3) Verranno definiti con chiarezza i ruoli dei diversi organi (CPQR, CSA, Tavolo, Osservatorio della Ricerca se funzionante) al fine di snellire le procedure ed eliminare sovrapposizioni, con l’intento di promuovere in modo sinergico le attività di ricerca, e poi di monitorarle, anche con il ricorso strutturale a gruppi di valutatori esterni.

 

(4)  Le strutture amministrative dedicate alla ricerca verranno integrate in un unico Sistema di Supporto alla Ricerca (SSR) che potenzi le attuali capacità organizzative per:

(a)         individuare possibilità di finanziamento esterno.

(b)         supportare i singoli ricercatori nel processo complesso di identificazione delle opportunità di finanziamento, di supporto alla gestione e rendicontazione delle attività di ricerca finanziate dall’esterno (in termini di computo dei costi, dei mesi persona, dell’ammortamento delle infrastrutture, etc.).

(c)          È importante distinguere le funzioni di supporto pre-award da quelle post-award, lavorando sulla formazione del personale tecnico –amministrativo, sulla valorizzazione del know-how già presente in Ateneo, oltre che su innesti di personale altamente specializzato dall’esterno e sulla creazione di occasioni di scambio di informazioni ed esperienze tra docenti coinvolti in vario modo nelle iniziative di ricerca internazionale e docenti che iniziano a muoversi in questo ambiente. In questo modo si verrà anche a creare una memoria “istituzionale” di compilazione di progetti a supporto dei docenti, valorizzando anche le funzioni del PTA sia a livello centrale che dipartimentale, mentre il PI dovrà avere la responsabilità di inviare agli uffici tutte le informazioni in modo puntuale.

(d)         coinvolgere tutte le aree scientifiche nella redazione di proposte di progetti competitivi, incentivando la creazione della rete dei saperi interni all’Ateneo, attraverso il Tavolo della Ricerca e la Banca dati dei saperi-Censimento delle Competenze, attivata anche con il supporto dell’Osservatorio della Ricerca.

(e)         alla Banca  dati dei Saperi – Censimento delle Competenze si accederà tramite il Portale della Ricerca di Ateneo, che assicurerà la conoscenza delle attività di ricerca svolte da docenti dell’Ateneo, utilizzando apposite funzionalità CINECA (Activities and projects), che consentono il censimento e la gestione delle diverse attività di ricerca, inclusi i progetti e i contratti legati alla ricerca, a partire dalla fase di proposta fino alla realizzazione dei risultati.

(f)           rivalutare la partecipazione alle reti internazionali per la ricerca, specialmente in ambito europeo, con supporto istituzionale per quanto riguarda fondi e personale dedicato.

(g)         Il SSR dovrà essere composto da una unità complessa presso l’amministrazione centrale, in grado di gestire le problematiche comuni a tutte le aree del sapere (compresa, ovviamente, la inter- e multi-disciplinarietà) e da unità locali presso ogni dipartimento, in grado di declinare a livello specifico le opportunità e le peculiarità di ciascuna area disciplinare.

(h)         Elaborare strategie di supporto alla pubblicazione open access.

 

In modo logico l’SSR dovrà comporsi di:

    • una struttura di promozione della ricerca, che identifichi possibilità di finanziamento e segua gli attori della ricerca nella stesura delle proposte;
    • una struttura di gestione della ricerca, che segua i progetti finanziati nella parte relativa alla rendicontazione.

 

In questo modo, peraltro, si attuerebbe anche una virtuosa interazione tra competenze amministrative diverse ma complementari, con ovvi vantaggi di crescita del personale e di piena comprensione collettiva dei meccanismi di finanziamento internazionale, ed esterno in generale.

 

L’attuale struttura della ricerca è accorpata in modo illogico con i rapporti con le imprese, che meriterebbero a loro volta ben altra attenzione (terza missione), ed il settore ricerca internazionale ha sole 13 unità di personale, chiaramente un numero inadeguato per far fronte alle potenziali esigenze di circa 2300 docenti e ricercatori della nostra università. Il settore, come detto, dovrà occuparsi di intercettare finanziamenti Europei (oltre che extra EU) di dimensioni ancora più vaste che nel passato anche in relazione al Recovery Fund. Pertanto dovrà essere articolato in modo logico secondo i tre Pilastri di HEU, ovvero:

– Pilastro 1: Eccellenza Scientifica (ERC, Azioni MSC)

– Pilastro 2: Sfide Globali e competitività industriale

– Pilastro 3: Europa innovativa

A ciascun struttura andranno logicamente anche affidate tutte le attività di promozione della ricerca analoghe a quelle di HEU, che ricadano nello stesso settore di competenza.

Il personale direttamente impegnato nella ricerca si compone di docenti, ricercatori, assegnisti, specializzandi, borsisti, dottorandi e personale tecnico dedicato ai laboratori. Si tratta di persone che per età, aspettative di carriera, situazione personale differiscono spesso sostanzialmente. Ai giovani ricercatori viene dedicata una sezione a parte. Per il personale in generale le azioni più urgenti per facilitare e motivare l’attività di ricerca sono:

 

(1)    Verranno introdotte misure di incentivazione e premialità del personale dedicato alla ricerca;

 

L’impegno proattivo in attività di ricerca va riconosciuto in termini concreti, al fine di motivare in modo molto più efficace i singoli attori della ricerca. Tra le azioni specifiche vanno considerate:

 

a.     Una possibile valorizzazione delle attività didattiche svolte nel dottorato di ricerca (vd. Didattica)

 

b.     Riconoscimento della titolarità di progetti finanziati su bandi competitivi.

La titolarità di fondi di ricerca ottenuti attraverso procedure di valutazione per revisione tra pari costituisce il pre-requisito, nel corrente panorama nazionale ed internazionale, per il mantenimento di una ricerca di alto livello. Ciò nonostante, il nostro Ateneo riconosce una serie di agevolazioni unicamente ai titolari di progetti di ricerca finanziati da ERC o ai coordinatori di progetti di ricerca finanziati dalla Unione Europea (UE). Le relative incentivazioni, ammesse dalla legge Gelmini, vanno estese con norme generali ad una gamma più ampia e omogenea di progetti finanziati su bandi competitivi, in ordine ai quali il docente potrà richiedere in alternativa:

–         una riduzione del carico didattico per il periodo di vita del progetto, modulato sul tipo di progetto e sul ruolo del docente nel progetto stesso, con contratti per lo svolgimento della didattica a carico del progetto stesso;

–         una premialità di tipo economico simile a quanto previsto attualmente per i progetti ERC, laddove il progetto preveda la valorizzazione dell’impegno temporale del docente, ove applicabile (ad esempio, non ai progetti MUR).

 

c.      Procedure di incentivazione economica del Personale Tecnico e Amministrativo coinvolto nei progetti.

Il personale tecnico ed amministrativo è spesso essenziale nella conduzione di progetti di ricerca di ampio respiro. I meccanismi di possibile incentivazione economica di tale personale vanno ripensati in modo da stimolare l’attività del personale direttamente coinvolto, ma ridistribuire anche in modo adeguato le risorse al personale che per mansione e ruolo non sia direttamente coinvolto nei progetti stessi. Va fatto presente come, peraltro, molti tecnici sono personale con elevata formazione (anche dottori di ricerca) il cui ruolo andrebbe specificamente considerato anche in un’ottica di progressione di carriera.

 

(2)             Verrà valorizzato l’impegno e la capacità di attrarre finanziamenti su base competitiva anche ai fini delle progressioni di carriera e del reclutamento. Ciò non avverrà soltanto attraverso una politica di reclutamento vincitori ERC, che dovrà però essere sempre attenta e rispettosa delle istanze dei dipartimenti. Ferma restando l’acquisizione da parte dell’Ateneo di tutte le risorse speciali MUR disponibili (es. chiamate dirette dall’estero), si studierà una politica di implementazione su progetto, di un sistema di cofinanziamento di punti organico a fronte di performance importanti nell’acquisizione di fondi competitivi internazionali, sempre in confronto e in accordo con i dipartimenti.

(1)  Azioni per gli RTDa

 

La posizione degli RTDa è andata complicandosi negli ultimi anni, in quanto la progressione da RTDa ad RTDb e quindi da lì ad un ingresso stabile in Università è diventato sempre meno semplice. In particolare la possibilità di bandire RTDa su un budget monetarizzato, e quindi su progetti finanziati, ha di fatto staccato questa posizione da una programmazione fluida e di vera natura “tenure track”, peraltro già incoerente nella separazione in due tranche (RTDa e RTDb, appunto) non necessariamente collegate. Bisogna garantire agli RTDa la possibilità di uno sviluppo autonomo di crescita, che li conduca se possibile ad ottenere una Abilitazione Scientifica Nazionale, ed in ogni caso ad una produzione scientifica importante in qualità di autore di riferimento. In parallelo è anche necessario che gli RTDa abbiano possibilità di sviluppo professionale potenzialmente anche al di fuori del mondo accademico.

 

Le azioni da implementare, tramite opportuno Regolamento di Ateneo, sono:

 

–         programmare un uso consapevole e ponderato della figura di RTDa che non può prescindere da una programmazione dello sviluppo di ciascun dipartimento, tenendo conto Anche dell’immissione straordianria di RTDB da Next Generation UE. La relativa programmazione dovrà essere legata anche al monitoraggio delle attività  di ricerca di ciascun dipartimento e della situazione dei SSD presenti .

–         Contenere entro termini adeguati allo svolgimento di una buona ricerca l’impegno didattico dei ricercatori a tempo determinato: per RTDa (ed RTDb) avere l’occasione di fare esperienza didattica è importante per qualunque futuro professionale li attenda, ma non può assorbire una parte eccessiva del loro tempo. Solo una buona qualità della ricerca può assicurare buona qualità della didattica (vd. Didattica, per la riduzione del carico didattico RTDA).

–         creare per ogni RTDa un finanziamento personale di start-up, per quanto minimale, che consenta all’RTDa di avere almeno una minima autonomia di ricerca nella fase iniziale del suo incarico.

–         Creare una piattaforma di fundraising per il finanziamento di progetti di giovani ricercatori

–         sviluppare figure alternative all’RTDa che siano finanziate sui progetti di ricerca, che in quanto tali non creino aspettative ‘dirette’ di immissione nella struttura accademica (ma non le escludano necessariamente) e che al tempo stesso preparino il giovane ricercatore ad una carriera nel mondo esterno, unita ad una maggiore integrazione con le realtà operanti nel territorio, investendo sulle attività di Terza Missione.

 

(2)  Azioni per gli RTDb

 

Il Ricercatore a Tempo Determinato di tipo b, che sempre più spesso accede a questo ruolo già in possesso della Abilitazione Scientifica Nazionale, gode di una posizione radicalmente diversa e ovviamente più garantita rispetto agli RTDa. Rimane d’altra parte una figura ibrida, teoricamente più rivolta alla ricerca, ma in pratica spesso gravata da notevoli impegni didattici e dai medesimi impegni burocratici dei Professori.

 

Le azioni da implementare, tramite opportuno Regolamento di Ateneo, sono:

 

–         Contenere per quanto possibile l’impegno didattico dei ricercatori a tempo determinato: per gli RTDb è fondamentale essere formati alla didattica, fermo restando il tempo adeguato da dedicare alla ricerca.

–         creare per ogni RTDb un finanziamento personale di start-up che consenta all’RTDb di avere almeno una minima autonomia di ricerca nella fase iniziale del suo incarico.

–         Prevedere una riduzione dei costi per l’uso degli stabulari.

–         Creare una piattaforma di fundraising per il finanziamento di progetti di giovani ricercatori

–         garantire agli RTDb la possibilità di agire quali responsabili di progetti: data la scadenza dei loro contratti, è spesso per loro impossibile agire in prima persona in questo ruolo. Va assicurato il fatto che il ricercatore a tempo determinato possa diventare fin da subito attivo nella richiesta di finanziamenti a progetto, anche se in alcuni casi dovrà essere formalmente assicurato un passaggio di mano in caso l’RTDb non dovesse essere confermato nel ruolo di professore associato.

–         altre azioni che migliorino sia la condizione degli RTDb sia, di conseguenza l’attrattività dell’Ateneo Patavino per questi ricercatori che sono nell’età di maggiore produttività scientifica, possono essere implementate. Tra queste, valutare la possibilità di ampliare le convenzioni con istituti bancari per garantire agli RTDb già in possesso di abilitazione nazionale, e quindi sostanzialmente già in posizione lavorativa sicura, la possibilità di accedere a mutui per l’acquisto di una prima casa.

 

 

(3) Assegnisti di ricerca: assicurare la disponibilità di fondi per poter accedere alle fasi successive della carriera accademica, fondamentalmente legata ad una corretta politica di Ateneo quanto alla assegnazione di risorse interne.

 

(4) Dottorandi: vedi Dottorato di ricerca

 

5) Specializzandi (vd. Scuole di specializzazione) I Medici Specialisti in Formazione (Specializzandi) lavorano costantemente in collaborazione attiva con il personale docente e ricercatore che opera nella logica della indissolubilità tra assistenza, ricerca e didattica. Gli Specializzandi devono poter contare su programmi didattici che includano anche la costante e progressiva formazione alla ricerca clinica in quanto è tra le loro fila che i più meritevoli verranno selezionati come prossimi Giovani Ricercatori dell’Ateneo. Tale precoce formazione garantirà ai futuri RTDa la possibilità di iniziare il loro percorso già dotati degli strumenti di ricerca clinica necessari da subito per la propria crescita professionale con una adeguata produzione scientifica.

(1)  il Sistema di Supporto alla Ricerca (SSR) (vedi sopra) contribuirà a potenziare gli attuali servizi mediante due funzioni primarie:

 

·        identificazione di possibilità di finanziamento e affiancamento agli attori della ricerca nella stesura delle proposte;

·        supporto ai progetti finanziati nella parte relativa alla rendicontazione.

 

In questo modo capacità organizzate ed integrate a livello centrale che forniranno informazioni e supporto ai Dipartimenti, e direttamente ai singoli attori della ricerca.

 

(2)  Il Tavolo della Ricerca aiuterà la Formazione di reti multidisciplinari, anche in prospettiva della ricerca di finanziamento nelle iniziative HEU del Pilastro II che sono tipicamente a carattere multidisciplinare. A questo scopo una parte dei finanziamenti interni (vedi più avanti) verrà dedicato a bandi interni di Ateneo, sui quali si pronuncerà la CSA con il supporto di valutatori esterni, per un numero limitato ma importante di progetti aventi queste caratteristiche multidisciplinari e comprensivi di tutte le Macroaree, e quindi tali da agire da leva per la preparazione di bandi competitivi internazionali di natura cooperativa.

I finanziamenti interni alla ricerca sono uno strumento fondamentale per il mantenimento di una vasta ricerca di base, anche in quegli ambiti che, per mancanza di opportunità di accesso a risorse esterne, rischiano di trovarsi ai margini del panorama scientifico. Allo stesso modo i finanziamenti interni devono essere utili anche come leva economica e motivazionale per aumentare la capacità dell’Ateneo di attirare fondi esterni, potenzialmente molto più rilevanti, ed al momento non molto più sostanziosi del finanziamento interno.

 

Le azioni andranno quindi declinate come segue:

 

(1)  Verrà rafforzata la distribuzione di fondi ai Dipartimenti nella forma del BIRD, che è uno strumento indispensabile per l’autonomia dei Dipartimenti e per una loro bilanciata responsabilizzazione che tenga conto dei bisogni di tutte le aree scientifiche presenti.

 

(2)  Con opportune economie su altre voci del bilancio la dotazione BIRD sarà incrementata da 13 a 15 M€/anno, con la necessaria attenzione alla ricerca di base, all’aumento degli assegni di ricerca e al finanziamento di borse di dottorato.

 

(3)   Verranno attivati a livello di Ateneo strumenti specifici per supportare la ricerca multidisciplinare, con una particolare attenzione alle aree dove i finanziamenti esterni sono meno facilmente accessibili. La valutazione delle proposte di progetto, su call annuali, sarà affidata alla CSA e a valutatori esterni.

 

(4)  Verranno migliorati gli strumenti di finanziamento alla ricerca per i giovani talenti. Attualmente le politiche centrali di supporto alla ricerca dei giovani talenti comprendono le iniziative STARS e Seal of Excellence. Entrambe hanno avuto un impatto apprezzabile, ma non sono riuscite per esempio nel caso dello STARS ad incrementare la quota di progetti ERC finanziati a proponenti UNIPD. Verrà diminuito il numero dei posti messi a bando, aumentata la loro durata con i relativi  finanziamenti alla ricerca, in modo da rendere la loro appetibilità maggiore, con una maggiore probabilità di esito positivo. Ciò avverrà a fronte di una valutazione più stringente delle proposte di progetto e con un monitoraggio delle attività a metà ciclo.

 

(5)  Verrà ridefinito un monitoraggio fedele e costruttivo dei risultati di tutti i finanziamenti a carico dell’Ateneo, e si dovrà rendere il PTSR più adeguato allo scopo. Va richiesto ai Dipartimenti un tipo di programmazione più fedele alla realtà interna, e che non abbia lo scopo di “presentare” la realtà del Dipartimento solamente nei suoi aspetti di successo ma anche, se non soprattutto, rispetto alle proprie criticità, in un’ottica di “si vince insieme se si vince tutti”.

A)  In accordo con le linee guida proposte dalla Commissione Europea nella “Research and innovation as sources of renewed growth” e nella “European Strategy Forum for Research infrastructures” (ESFRI), peraltro pienamente recepite dal piano di sviluppo nazionale (2021-2027), le infrastrutture di ricerca (IR) rappresentano la struttura portante della qualità e del profilo scientifico di un Ateneo. Infatti, le IR, che in ESFRI sono definite “strutture, risorse e servizi collegati, utilizzati dalla comunità scientifica per condurre ricerche di alta qualità nei rispettivi campi, senza vincolo di appartenenza istituzionale”, quando sono di alto profilo scientifico e dotate di una gestione efficace e flessibile, innalzano la qualità della ricerca sia di base che applicata di un Ateneo, diventando il fulcro:

 

a)     della attrazione, formazione e stimolo dei giovani talenti;

b)     del rafforzamento e della proiezione in una dimensione internazionale di frontiera delle attività dei ricercatori con un profilo già riconosciuto.

 

Dato il costo che tali grandi infrastrutture comportano, oltre a chiari piani di investimento di budget ordinario di Ateneo, è necessaria una intensa ed organizzata attività di ricerca di fondi esterni, in cui l’SSR dovrà avere un ruolo cruciale.

 

Nel dettaglio le azioni da compiere sono:

 

(1)         Mappare in modo completo le Infrastrutture di Ricerca dell’Ateneo, introducendo le relative informazioni in un Portale della ricerca che conterrà anche il censimento della ricerca.

 

(2)         Strutturare ed identificare le IR dell’Ateneo in linea con la “European Strategy Forum for Research Infrastructures (ESFRI)”.

 

(3)         Riqualificare gli spazi destinati alle IR, ove necessario, e reperirne di nuovi.

 

(4)         In presenza di risorse straordinarie derivanti dal Recovery Fund, valutare una politica di investimenti mirata alla implementazione/costituzione di core facilities (fee-for-service, collaborazione) a supporto delle attività di ricerca, innovazione e trasferimento tecnologico, a cui possano accedere tutte le aree di Ateneo interessate in modo coordinato, oltre a utenti esterni.

 

(5)         Rafforzare il ruolo delle IR nell’innovazione e in particolare nei rapporti con l’industria e il territorio, facendone uno strumento chiave della Terza Missione di natura industriale.

 

(6)         Definire gli strumenti più adeguati di finanziamento e supporto delle IR, potenziando l’inserimento delle IR nella “European Research Infrastructure Consortium (ERIC) e strutturare un servizio centrale in grado di accedere ai fondi EU della ESIF, regionali e nazionali, preseguendo nella politica di finanziamento interno di grandi infrastrutture.

 

(7)         Strutturare un’adeguata gestione delle IR a livello centrale, e potenziare le politiche di accesso alle IR in modo centralizzato e coordinato.

 

(8)         Promuovere le IR per lo svolgimento di progetti all’interno dei Grandi Ambiti di Ricerca e Innovazione del PNR 2021-2027 e di Horizon Europe.

 

(9)         Promuovere l’utilizzo delle IR nella formazione con finanziamenti adeguati nell’ambito dei fondi per la didattica.

 

(10)    Rafforzare la presenza di UNIPD sui tavoli di confronto per la definizione dei piani strategici per le IR a livello regionale, nazionale ed internazionale (in ambito EU ed extra-EU).

 

(11)    Rendere visibili le potenzialità di IR nelle attività di ricerca e nei servizi che possono offrire a tutta la comunità scientifica dell’Ateneo, nazionale ed internazionale, all’industria e al territorio; pubblicizzare sia su website che con campagna di informazione via social media, posta/mail/ seminari etc.

 

 

 

B) Il Sistema bibliotecario di Ateneo e le biblioteche nel loro insieme costituiscono una fondamentale infrastruttura di ricerca da riconoscere e sostenere anzitutto in questa loro primaria destinazione. Il rapporto stretto tra ricerca scientifica e risorse bibliografiche è ben evidenziato da studi a livello internazionale, e va attuata una politica di utilizzo e di implementazione di tali risorse, da definire in stretta cooperazione tra CAB e personale docente, anche sottoponendo a revisione, se necessario, il regolamento del Sistema bibliotecario di Ateneo, assicurando una maggiore flessibilità che tenga conto delle situazioni molto diverse in cui si possono trovare le infrastrutture bibliotecarie e la loro primaria destinazione alle attività di ricerca. Va assicurata inoltre la più ampia apertura delle strutture e vanno reperiti spazi ulteriori per un avanzamento della funzionalità delle biblioteche.

 

–         Il Sistema bibliotecario di Ateneo si è sviluppato come uno dei migliori sistemi bibliotecari universitari italiani, con un patrimonio librario molto significativo e importanti banche dati per la ricerca scientifica ( più di 1.5000.000 volumi, 620.000 annate di periodici cartacei, 61.000 riviste scientifiche in formato elettronico, 160.000 libri elettronici e 770 banche dati disciplinari). Il CAB nella sua veste di Centro di Servizi promuove la cooperazione nazionale e internazionale, oltre a svolgere un ruolo essenziale nella trasmissione della ricerca scientifica e della didattica, utilizzando tecnologie avanzate e conformi a standards internazionali, e si è impegnato anche nella promozione e attivazione delle politiche di Open Acces e Open Science che ha permesso all’Ateneo di essere rappresentato nel 2020 per la prima volta in EOSC (European Open Science Cloud European Commission). Negli ultimi anni il CAB ha assicurato anche una piattaforma per la conservazione dei dati della ricerca, per la pubblicazione dei lavori di ricerca sugli archivi istituzionali e ha elaborato un sistema di ricerca, GalileoDiscovery, che permette, a partire da un’unica interfaccia, una ricerca simultanea nel catalogo Opac, nel portale AIRE, Capere e in Padua Research Archive (IRIS-PRA). Tutte queste attività dovranno essere sostenute e implementate, a partire dalle politiche di Open Access.

 

–         Si deve procedere ad una generale implementazione delle risorse bibliografiche, a partire dalle banche dati. Dei volumi cartacei posseduti dalle biblioteche organizzate in poli disciplinari e biblioteche generali molti sono catalogati solo per titoli e autori principali, pertanto bisogna prevedere campagne di catalogazione di tutti gli indici dei volumi miscellanei per poter restituire alla comunità scientifica mondiale molto del materiale posseduto dal sistema bibliotecario di Ateneo. Ugualmente vi sono importante collezioni librarie donate all’Ateneo che attendono ancora di essere catalogate e messe a disposizione degli studenti e degli studiosi, così come si deve procedere alla digitalizzazione di tutte le fonti storiche documentali dell’Ateneo, che rimangono al momento pressochè sconosciute, e al recupero dei fondi manoscritti.

 

–         Per garantire un’alta qualità della ricerca e l’accesso alle risorse librarie sia digitali sia storiche è essenziale investire nell’assunzione di personale qualificato. Negli ultimi anni il personale bibliotecario ha subito drastiche riduzioni numeriche, con perdite di competenze specifiche e impossibilità di garantire anche attività primarie come la catalogazione. E’ necessario inoltre assicurare al personale occasioni di formazione continua, trattandosi di professionalità altamente qualificate ma che necessitano di mantenere sempre standard assai elevati di prestazioni e di continuo aggiornamento. Va assicurata anche la possibilità che il personale bibliotecario possa essere inserito in attività di ricerca, trattandosi di una sicura opportunità di scambio e crescita professionale di competenze, in un contesto professionale nel quale la competenza scientifica dei bibliotecari è riconosciuta a livello nazionale e internazionale.